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Iniziativa neutralità, un testo pro-Putin che danneggia il Paese

Keystone-SDA

L'iniziativa sulla neutralità, in votazione il 27 settembre, è un testo pro-Putin che ci conduce in un vicolo cieco morale, limita enormemente la capacità del nostro Paese di agire in materia di politica estera e mette in pericolo la nostra sicurezza.

(Keystone-ATS) È quanto, in sintesi, sostenuto oggi davanti ai media da un comitato interpartitico – PLR, Centro, Verdi liberali, PS, Verdi, assenti i democentristi – che invita popolo e cantoni a respingere un testo promosso da Pro Svizzera e da alcuni membri dell’UDC

La richiesta di modifica costituzionale propugna l’iscrizione nella carta fondamentale di una definizione di neutralità, esigendo che la Svizzera non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto contro il Paese.

L’iniziativa vuole che la Confederazione rinunci a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, a meno che vengano decise dall’ONU, al contrario di quanto fatto con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Iniziativa inutile e pure dannosa

Per il comitato interpartitico l’iniziativa è prima di tutto inutile: la Svizzera è già neutrale poiché non partecipa ad alleanze militari e a conflitti armati. La sua forza, nel corso dei secoli, è stata però quella di essere applicata in modo flessibile e non rigido, come vorrebbero i promotori del testo in consultazione, ha sottolineato la consigliera nazionale Corina Gredig (Verdi liberali/ZH).

Lo dimostra storicamente l’adesione a sanzioni economiche e non militari dopo l’adesione della Svizzera alla Società delle Nazioni, ma anche l’embargo petrolifero contro la Serbia durante il conflitto in Kosovo. Nel 2014, per esempio, la Svizzera non aderì alle sanzioni contro la Russia dopo i fatti della Crimea, per poi cambiare idea nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe, ha spiegato Gredig.

La forza della nostra neutralità sta proprio nella sua flessibilità e capacità di rispondere alle crisi del momento, nel caso citato poc’anzi una grave violazione del diritto internazionale, allo scopo di proteggere i nostri interessi e la nostra sicurezza. Tenuto conto della situazione geopolitica, l’iniziativa ci lega le mani ed è quindi pericolosa, ha sostenuto la deputata Verde liberale.

Sicurezza indebolita

A differenza di quanto promettono ingenuamente i sostenitori dell’iniziativa, ha chiosato Heinz Theiler, consigliere nazionale svittese del PLR, l’iniziativa non ci garantirà maggiore sicurezza, bensì il contrario.

La collaborazione con i nostri partner internazionali – esercitazioni congiunte, scambio di conoscenze specialistiche, preparazione a nuove minacce come gli attacchi informatici, acquisti comuni di armamenti – sarebbe possibile solo nel caso in cui un attacco alla Svizzera fosse imminente, ha sottolineato. Ma un attacco improvviso con missili, per esempio, potrebbe essere contrastato solo con la cooperazione dei Paesi vicini i cui radar vedono più lontano dei nostri, ha affermato Theiler.

“Quando si verifica un’emergenza è troppo tardi per costruire la capacità di difesa”, ha rincarato il consigliere nazionale Cyril Aellen (PLR), secondo cui alla luce della crescente instabilità della situazione in Europa, la Svizzera non deve indebolire la propria capacità di difesa.

Per la consigliera nazionale vodese del Centro Isabelle Chappuis, la Svizzera non deve restringere durevolmente la nostra neutralità come chiede l’iniziativa poiché la capacità di azione del Paese ne risulterebbe compromessa di fronte a minacce come i ciberattacchi.

Vicolo cieco morale

Oltre ad essere inutile e pericolosa, l’iniziativa in votazione è contraria ai nostri valori, come la rinuncia alla guerra per la risoluzione dei conflitti mediante il diritto, ha fatto notare la basilese Sibel Arslan, consigliera nazionale ecologista.

L’iniziativa limita invece eccessivamente il margine di manovra del nostra paese in fatto di sanzioni non militari, specie in un momento in cui tali decisioni esterne al Consiglio di sicurezza (sanzioni Ue, per esempio), notoriamente bloccato a causa dei veti incrociati, diventano sempre più importanti, ha sottolineato.

In caso di “sì” il 27 di settembre, la Svizzera non potrebbe adottare misure restrittive nei confronti di Paesi che violano gravemente il diritto internazionale, come per esempio una guerra di aggressione, ha affermato Arslan. Di fronte a certe azioni, non possiamo rimanere indifferenti, ha spiegato l’ecologista, secondo cui chi volta la testa di fronte a certe situazioni “non è neutrale ma sostiene invece l’aggressore”. Insomma, a parere della deputata basilese l’iniziativa ci conduce dritti dritti in un vicolo cieco morale.

Un testo pro-Putin

Più duro nel suo intervento il consigliere nazionale argoviese Cédric Wermuth, copresidente del Partito socialista, per il quale l’iniziativa rappresenta né più né meno un “regalo” a coloro che violano gravemente il diritto internazionale. Non è un caso che l’iniziativa sia stata lanciata dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ha fatto notare Wermuth

“Siamo di fronte – ha aggiunto – a un’iniziativa pro-Putin che premia l’aggressore e non la vittima”. Non sorprende quindi che la Russia tenti in influenzare la campagna di voto. Un fatto che dovrebbe far riflettere chi ha lanciato l’iniziativa e chi la sostiene, ha concluso Wermuth.

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