Regista svizzero ritrae Erica Jong, icona mondiale del femminismo
(Keystone-ATS) Erica Jong, screditata come pornografa negli anni ’70, è oggi acclamata come un’icona femminista. Con “Erica Jong – Breaking the Wall” il regista zurighese Kaspar Kasics è riuscito a creare un ritratto impressionante dell’ottantenne autrice newyorkese.
Con il suo primo romanzo “Paura di volare” (“Fear of Flying”) Jong è arrivata in anticipo sui tempi. Nel libro, pubblicato nel 1973, racconta la storia di una donna che affronta la vita in modo molto autodeterminato, anche dal punto di vista sessuale. Questa apertura sui desideri e le frustrazioni femminili, all’epoca era un tabù e per molti era difficile da classificare. Per Jong, iniziò così una vita conflittuale tra entusiasmo e disprezzo.
Nel frattempo i tempi sono cambiati. Oggi si sente più rispettata e capita, ha raccontato l’80enne in un’intervista via Zoom con Keystone-ATS. Le situazioni di discussione (soprattutto quelle con le controparti maschili) sono diventate di conseguenza più facili. “In passato ho vissuto brutte situazioni nel corso di interviste”, ha affermato. Oggi, però, non ha più paura, soprattutto perché sa difendersi molto bene con l’umorismo.
Per questo Jong non ha dubitato un attimo della collaborazione con Kasics, dopo che lui l’aveva contattata per iscritto qualche anno prima parlandole della sua intenzione. Al contrario, Kasics ritiene addirittura che la scrittrice abbia trovato molto emozionante “la discussione processuale tra uomo e donna” dei loro incontri, come ha dichiarato a Keystone-ATS a margine del Locarno Film Festival lo scorso mese di agosto, dove il film è stato presentato in anteprima nella sezione “Fuori concorso”.
Fra tradizione e liberazione
“Erica Jong – Breaking the Wall” è il ritratto di una pensatrice e pioniera del femminismo piena di umorismo, che tuttavia, con le sue opinioni ha ripetutamente fatto scuotere la testa alle persone. Un esempio viene fatto in una discussione con sua sorella. Considerando in particolare il fatto che Erica Jong, da veemente femminista e sostenitrice del piacere e dell’autodeterminazione sessuale, si sia sposata in modo molto tradizionale e sia ancora oggi molto felice in questa situazione.
Ma è proprio questo il punto: “Quando si riconosce che le donne sono di seconda classe nella società, ma allo stesso tempo amano gli uomini e hanno i loro problemi nel trattare con certe donne: allora qual è il proprio posto?”, ha risposto la scrittrice quando le è stato chiesto di parlare di questo ambito conflittuale. Questa via di mezzo è il suo obiettivo, per quanto grande sia il bisogno di spiegazioni. Lei rappresenta quelle donne “che amano gli uomini, ma si difendono da sole e hanno il desiderio di attraversare questo mondo con onestà”.
Nel suo documentario Kasics riesce a presentare un’autrice e a renderla percettibile in tutte le sue sfaccettature, senza però entrare meticolosamente nella sua opera. Cosa che ha sorpreso la stessa Jong, che non aveva creduto che qualcosa del genere fosse possibile per una persona famosa proprio per la scrittura. “Adoro il film, mi mostra in modo molto appropriato”.
Mirino su casa e ambiente
Mostrare la gente nella propria soggettività è il cuore del lavoro di Kasics. In questo caso, ha scelto mezzi speciali per farlo. Ad esempio, focalizzandosi sull’appartamento di New York per descrivere la persona che vi abita. “Questa casa dovrebbe diventare passo dopo passo come il suo biotopo”, ha detto il regista a Locarno. Molta importanza è stata data anche al marito di Jong. “L’interazione fra loro due, mi ha incuriosito fin dall’inizio”.
Le scene con l’avvocato newyorkese Ken Burrows, con il quale la scrittrice è sposata dal 1989, sono parte degli highlight del film. L’amore e la fiducia fra i due sono palpabili e il loro humour condiviso suscitano diverse risate.
Il rapporto con la figlia Molly, anch’essa scrittrice, mostra però anche il lato oscuro della fama di Jong. La prima si fa riprendere solo di spalle nel film e non risponde alle domande. Numerosi articoli pubblicati dai media in passato dimostrano che il rapporto madre-figlia non è sempre stato facile. Proprio perché le persone che visitavano il suo appartamento erano interessate soprattutto alla madre.
Jong è consapevole delle difficoltà della sua esistenza pubblica, anche se i tempi davvero turbolenti risalgono a decenni fa. Quando le chiediamo come stanno realmente le cose tra lei e sua figlia, risponde: “Io e Molly abbiamo un buon rapporto e possiamo parlare di tutto. Ma, per fortuna, non è sempre d’accordo con me”.