Sandoz: diritti commerciali su alcuni biosimilari cinesi
Il colosso renano dei farmaci generici Sandoz si è assicurato i diritti di distribuzione - al di fuori della Cina - per tre biosimilari sviluppati da Shanghai Henlius Biotech, con un'opzione per un quarto.
(Keystone-ATS) Il nuovo accordo, che estende una collaborazione avviata lo scorso anno con due prodotti, potrà riguardare un massimo di 10 biosimilari, la maggior parte dei quali si trova ancora in una fase iniziale di sviluppo.
Allo stato attuale, il contratto prevede il pagamento da parte di Sandoz di un importo fino a 322 milioni di dollari, compresi il pagamento iniziale, i versamenti a tappe e l’opzione non rimborsabile, di cui 100,5 milioni nell’esercizio in corso, hanno indicato oggi i partner in due comunicati distinti.
La prima fase di questa partnership riguarda le versioni biosimilari di Erbitux (cetuximab) della tedesca Merck, di Repatha (evolocumab) della californiana Amgen e di Benlysta (belimumab) della britannica GlaxoSmithKline. L’opzione, invece, riguarda una ialuronidasi ricombinante.
Da parte sua, Sandoz sottolinea che il nuovo accordo porterà a 39 il numero dei suoi prodotti nel redditizio segmento dei biosimilari, o addirittura a 46 qualora l’accordo venisse attuato nella sua interezza.
Erbitux ha generato ricavi pari a 1,18 miliardi di euro (1,11 miliardi di franchi) nel 2025, Repatha 1,66 miliardi di dollari (1,35 miliardi di franchi) e Benlysta 1,77 miliardi di sterline (1,95 miliardi di franchi).