«Dominus Iesus»: per i vescovi svizzeri è uno strumento di lavoro
Il controverso documento del Vaticano «Dominus Iesus» non mette in pericolo il dialogo ecumenico, ma al contrario non fa che stimolarlo. È l'opinione della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), che giovedì a Berna ha presentato la sua posizione.
Il presidente della CVS Amedeo Grab si è detto «molto stupito» delle dure reazioni raccolte dalla dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede. Il testo non è formulato in modo offensivo, ha aggiunto, e non è scritto da nessuna parte che la Chiesa cattolica sia l’unica via attraverso cui l’individuo può trovare la fede.
La conferenza dei vescovi ha studiato la dichiarazione di Joseph Ratzinger durante la 249esima assemblea ordinaria tenutasi nei giorni scorsi a Givisiez (FR). Secondo la CVS non porta elementi nuovi, ma si limita a ricordare documenti del Concilio Vaticano II. Stando ai vescovi, la dichiarazione è da considerare uno «strumento di lavoro». Essa mette in luce l’unicità di Gesù Cristo, senza per questo mettere in dubbio i valori delle altre religioni.
Il documento ha suscitato negli scorsi giorni la reazione della Federazione delle chiese evangeliche svizzere (FCES), che ha espresso il rammarico per l’accento posto su ciò che divide piuttosto che su ciò che unisce le chiese. Forti critiche sono state espresse mercoledì anche dal teologo cattolico svizzero Hans Küng.
Roland Trauffer, segretario generale della CVS, ha definito la presa di posizione della FCES «una buona reazione protestante». Si potrebbe però leggere «Dominus Iesus» anche come un documento che mette in risalto ciò che unisce, più che ciò che divide, ha aggiunto.
La CVS ha inoltre preso posizione sul progetto di adesione della Svizzera all’ONU messo in consultazione dal Consiglio federale. Berna può dare un grosso contributo allo sviluppo del diritto umanitario nel mondo, ha detto Trauffer. Non tutto comunque è perfetto in seno all’ONU. Facendo riferimento all’Iraq, il sacerdote ha sottolineato che le sanzioni non sono un metodo efficace per arrivare alla pace e alla giustizia.
Al termine dell’assemblea i vescovi hanno condannato i rigurgiti neonazisti in Svizzera. Occorre lottare contro le manifestazioni di questo tipo, sostiene la CVS. Pure ribadita la ferma opposizione della Chiesa cattolica elvetica all’iniziativa che mira a limitare al 18 per cento la popolazione straniera residente nella Confederazione.
La CVS ha proceduto infine all’elezione della presidenza per il 2001-2003: confermati sia Amedeo Grab, vescovo di Coira, che il suo vice Kurt Koch (vescovo di Basilea). Nuovo membro del presidium è stato eletto Norbert Brunner, vescovo di Sion.
swissinfo e agenzie
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