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Turchia-Armenia: domani storica firma su normalizzazione

(Keystone-ATS) ANKARA – Dopo quasi un secolo di ostilità, domani i ministri degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ed armeno Edward Nalbandian firmeranno a Zurigo i protocolli in vista dell’allacciamento di relazioni diplomatiche e della riapertura delle frontiere tra i due Paesi. Alla cerimonia presenzierà anche il segretario di Sato Usa Hillary Clinton.
Secondo vari analisti, l’accordo sarà di notevole aiuto all’immagine della Turchia nei riguardi dell’Occidente e in particolare dell’Ue cui ha chiesto di aderire, e al tempo stesso favorirà il rilancio dell’impoverita economia armena migliorando anche la sicurezza e la stabilità del Caucaso meridionale, cruciale corridoio per il passaggio di gas e petrolio diretti in Europa.
Le relazioni tra i due Paesi sono state sinora avvelenate dalle divergenze sui massacri di cui furono vittima gli armeni tra il 1915 e il 1917 all’epoca dell’Impero Ottomano. La Turchia nega che si sia trattato di un genocidio, come hanno sempre sostenuto gli armeni, soprattutto quelli della diaspora. Per questo non ha mai allacciato rapporti diplomatici con l’Armenia. Ankara, inoltre, nel 1993 ha chiuso le frontiere con il Paese vicino dopo la secessione dell’enclave cristiana del Nagorno-Karabakh dal musulmano Azerbaigian.
Dopo decenni di gelo, lo scorso 31 agosto Ankara e Ierevan avevano annunciato di aver concordato i due documenti che, da una parte, prevedono la normalizzazione dei rapporti diplomatici e la riapertura della frontiera comune, e dall’altra l’avvio di un calendario per una serie di misure per migliorare i reciproci legami.
Per diventare effettivi, i due protocolli dovranno tuttavia essere prima ratificati dai rispettivi Parlamenti, cosa che però non è del tutto scontata. Infatti, proprio ieri, il premier armeno Tigran Sarkisyan ha detto che il suo Paese riconosce i confini con la Turchia “ereditati dall’Unione Sovietica” e pochi giorni prima la coalizione di maggioranza ha affermato di volersi assumere la responsabilità per l’accordo con la Turchia. È pur vero che nella classe politica armena regnano ancora profondi sospetti nei confronti di un riavvicinamento con Ankara. E anche nella capitale turca, sebbene il premier Tayyip Erdogan abbia la maggioranza dei deputati in Parlamento (338 su 544), dovrà comunque confrontarsi con l’opposizione, fortemente contraria a fare qualunque concessione a Ierevan senza sostanziosi ritorni quali importanti progressi nella soluzione della questione del Nagorno-Karabakh.

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