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NEW YORK - Il secondo anno consecutivo di crescita a due cifre, tornando ai livelli pre-Lehman Brothers. Wall Street archivia un 2010 positivo nonostante il 'flash crash' del 6 maggio, le banche che continuano a far preoccupare e il salvataggio di Grecia e Irlanda. E se anche molti Paesi emergenti chiudono l'anno in salute, l'Europa mette in soffitta un 2010 pieno di contrasti, con diverse piazze in profondo rosso e Francoforte e Londra in bella evidenza.
Il Dow Jones chiude il 2010 in progressione dell'11% a 11.577,11 punti. Il Nasdaq avanza del 17% a 2.562,87 punti. Lo S&P 500 guadagna il 13% a 1.256,82 punti. In forte crescita anche le materie prime, con l'argento che sale dell'83,7%, il petrolio del 15% e l'oro del 30%.
A fronte di tutti gli eventi negativi che si sono succeduti nell'anno, il 2010 è risultato positivo per gli investitori, pochi dei quali erano ottimisti nel gennaio scorso. "C'è molta preoccupazione per un eventuale aumento dei tassi di interesse, per una possibile nuova recessione e per il mercato immobiliare. Queste paure non sono scomparse ma l'ottimismo è tornato", osserva Tobias M. Levkovich di Citigroup.
"Il 2010 è stato come un lungo viaggio in auto, non sempre confortevole ma il risultato finale è valso", spiega Lawrence Creatura, manager di Federated Clover Small Value Fund. A spingere gli indici, soprattutto nella seconda metà del 2010, quando sono stati realizzati la maggior parte dei progressi di fine anno, sono stati gli utili societari oltre le attese e la discesa in campo del governo, con la Fed che ha annunciato un piano per l'acquisto di ulteriori 600 miliardi di dollari di titoli di stato e il compromesso per l'estensione degli sgravi fiscali, dal quale arriva uno stimolo da 858 miliardi di dollari.
Lo sprint finale è arrivato con dati positivi arrivati dall'economia americana, dove le richieste di sussidi alla disoccupazione sono scese ai minimi dal 2008 e i compromessi per l'acquisto di case nuove sono saliti del 3,5%. Il mercato immobiliare, però, continua a preoccupare e diversi analisti si attendono una nuova recessione del settore. Preoccupazioni non mancano neanche al di qua dell'Atlantico: "dal punto di vista macroeconomico - spiega all'Afp Yves Marcais delaa Global Equities - è stato centrato l'obiettivo di rendere stabili le condizioni del malato, ma siamo ancora lontani dalla soluzione. Siamo a metà del guado".
Basti vedere le performance delle varie piazze: se da una parte Francoforte (+16%) e Londra (+9%) hanno reagito bene, non altrettanto si può dire di Parigi (-3,3%) e Milano (-12%), per non parlare dei mercati appartenenti ai Paesi più in difficoltà. Madrid ha perso il 17%, Lisbona il 10%, Atene il 35% e Dublino ha ridotto le perdite al 3%.
Il 2010 è stato invece ricco di soddisfazioni per gli investitori dei Paesi emergenti, come testimoniano il +21% di Seul e il +5% di Hong Kong (a cui si contrappone, però, il -14% di Shanghai), o il grande balzo (+51% di Buenos Aires).

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SDA-ATS