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TOKYO - Sono oltre 234.000 i centenari nipponici di cui si è persa ogni traccia e che risultano invece ancora in vita nei registri della pubblica amministrazione, un numero che va a delineare un fenomeno di proporzioni assai più elevate rispetto a quanto ipotizzato finora.
Il primo bilancio ufficiale sul caso, presentato oggi a Tokyo dal ministro della Giustizia, Keiko Chiba, ha messo in luce, a detta del Guardasigilli, "discrepanze tra ciò che è scritto nei registri e la realta"', evidenziando inoltre "l'isolamento delle persone nella societa"'.
Secondo i risultati del sondaggio nazionale, condotto su 47,44 milioni di registri familiari, pari al 90% del totale con riferimento alla fine di marzo, dei 234.354 centenari dispersi 77.118 avrebbero oggi almeno 120 anni, mentre 884 avrebbero raggiunto un'età di 150 anni e oltre.
Alla base di questi dati, secondo il ministero, nella maggior parte dei casi si ipotizza una responsabilità diretta delle famiglie, che non hanno provveduto a denunciare all'autorità il decesso dei parenti o la loro scomparsa, in special modo negli anni turbolenti durante e dopo la guerra, caratterizzati anche da un sostenuto flusso migratorio all'estero.
I risultati del sondaggio non dovrebbero tuttavia avere conseguenze di rilievo sui servizi delle amministrazioni locali, tra tutti il sistema sanitario e quello pensionistico, che sono gestiti tramite banche dati separate per la registrazione dei residenti. Lo stesso vale per le statistiche sull'aspettativa media di vita, calcolate tramite censimenti quinquennali con indagini porta a porta sul territorio, e che non tengono conto delle persone oltre una certa soglia di età, rispettivamente di 103 anni per le donne e 98 per gli uomini.
L'allarme dei centenari scomparsi era scoppiato alla fine di luglio, dopo la scoperta in un appartamento di Tokyo del cadavere mummificato di un uomo, secondo i registri pubblici il più anziano della città con 111 primavere alle spalle e invece deceduto nel 1978. A nascondere il decesso erano stati i parenti, che avevano continuato a incassare la pensione della moglie, morta sei anni fa.

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SDA-ATS