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BERNA - Nel clima d'incertezza che ha caratterizzato l'inizio della pandemia d'influenza A H1N1, era giustificato acquistare 13 milioni di dosi di vaccini. Lo afferma il rapporto sulla valutazione della strategia vaccinale della Svizzera, trasmesso dal Consiglio federale alla Commissione della gestione del Consiglio degli Stati, in cui si sollevano però alcune critiche su coordinamento e comunicazione.
Dopo l'ondata influenzale, il Dipartimento federale dell'interno ha incaricato un gruppo di esperti internazionali, in collaborazione con la società Ernst & Young, di valutare la strategia della Confederazione concernente la vaccinazione della popolazione contro il virus A (H1N1). Da esso risulta che le persone che lo desideravano hanno potuto farsi vaccinare in tempo, anche se la procedura di omologazione del vaccino è stata un po' più lenta rispetto ad altri Paesi. Il rapporto precisa inoltre che erano giustificati sia l'acquisto stesso dei vaccini sia la sua entità.
Pur elogiando l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) per l'informazione data alla popolazione, si emettono alcune riserve in particolare per quanto riguarda lo scambio d'informazioni con i diversi attori e la coordinazione nella comunicazione tra l'UFSP, la Commissione federale per le vaccinazioni e Swissmedic.
Vi sono state lacune nel coordinamento e nella normalizzazione dei piani pandemici a livello federale e cantonale, nonché di logistica, relativi alla distribuzione dei vaccini, precisa oggi il rapporto. Quest'ultima lacuna è da ricondurre soprattutto all'insufficiente chiarezza nella ripartizione delle responsabilità tra le diverse autorità federali e cantonali. Comunque, la revisione della legge federale sulle epidemie attualmente in corso dovrebbe porvi rimedio, in particolare estendendo le competenze della Confederazione in caso di gravi problemi di sanità pubblica.

SDA-ATS