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WASHINGTON - Israeliani e palestinesi hanno avviato ieri a Washington, dopo 20 mesi di stallo, "produttivi" colloqui diretti di pace impegnandosi a incontrarsi ogni due settimane e a cogliere "entro un anno" la "opportunità storica" di un accordo che metta fine a decenni di violenza e di spargimenti di sangue.
Ma sulla via della pace pesa la minaccia degli estremisti palestinesi ostili a qualunque accordo con lo Stato ebraico: 13 gruppi palestinesi, fra cui le Brigate Ezzedin al Qassam, ala armata di Hamas, hanno annunciato ieri sera la creazione di un "centro di coordinamento" per le loro operazioni contro "il nemico sionista", proclamando che Israele sarà colpito "in ogni luogo e in qualsiasi momento".
La prossima sessione del negoziato è stata fissata per il 14 e 15 settembre prossimo a Sharm el Sheikh, in Egitto, con la partecipazione, oltre che del premier israeliano Benyamin Netanyahu e dal presidente della autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmud Abbas), anche del segretario di stato Usa Hillary Clinton e dell'inviato speciale per il Medio Oriente George Mitchell.
Il presidente Barack Obama, che mercoledì ha avuto incontri bilaterali con Netanyahu e Abu Mazen e che sta investendo notevole capitale politico nel successo del negoziato, ha detto ieri di essere "incoraggiato" dalla serietà mostrata dalle due parti in questa ripresa dei negoziati.

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SDA-ATS