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Italia: declassamento S&P, opposizione attacca, governo fa quadrato

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 maggio 2011 - 20:33
(Keystone-ATS)

Il governo italiano ha fatto quadrato oggi contro la decisione di Standard & Poor's di abbassare da stabili a negative le prospettive economiche del belpaese, ribadendo di aver già avviato un programma di riforme per sostenere la crescita. Ma l'opposizione è partita all'attacco: serve una politica di riforme più incisiva. E l'attuale governo Berlusconi non è in grado di farla.

Il primo a rispondere al declassamento è stato il ministro dell'economia Giulio Tremonti che ha rassicurato da una parte ("L'Italia rispetterà i suoi impegni"), attaccando dall'altra "le valutazioni espresse e confermate nei giorni scorsi dalle principali organizzazioni internazionali sono molto diverse da quelle espresse oggi da Standard & Poor's".

Nel dibattito è intervenuto anche il leader della lega Umberto Bossi: "Noi stiamo facendo le riforme necessarie, la prima è stata il federalismo fiscale". Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha puntato il dito contro l'opposizione, a suo dire "priva del benché minimo senso dell'interesse nazionale".

L'opposizione è infatti partita a testa bassa attaccando il Governo: "Non c'è bisogno delle agenzie di rating - ha detto il segretario Partito Democratico (Pd), Pierluigi Bersani - per sapere che il paese deve liberarsi urgentemente dalle divagazioni e dalle cialtronesche vanaglorie personali di cui è vittima e deve assolutamente concentrarsi su una diversa politica economica e su un programma stingente di riforme".

Secondo Massimo D'Alema il taglio dell'outlook rappresenta "la verità del Paese, mentre i comizi di Berlusconi sono le chiacchiere". Per Antonio Di Pietro "le agenzie di rating hanno confermato il disastroso stato dei nostri conti pubblici che Berlusconi e i suoi sodali continuano a nascondere, vendendo fumo a reti unificate".

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