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Tredici siriani, attivisti per i diritti umani e da tempo in carcere, hanno cominciato oggi uno sciopero della fame per denunciare "la negazione delle libertà civili e politiche" da parte del regime degli al Assad, famiglia al potere da quarant'anni.

Lo rendono noto le associazioni siriane per la difesa dei diritti umani, riunite in una piattaforma comune, con un comunicato firmato dai tredici attivisti, tra cui spiccano i nomi degli avvocati Anwar al Bunni e Haytham al Maleh, quello dello scrittore Ali Abdallah e dell'attivista Kamal Labwani.

Con la loro estrema forma di protesta e sulla scia delle proteste anti-governative in tutto il mondo arabo, i tredici intendono sollevare l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale sulle "repressioni politiche commesse" dal regime di Damasco.

La Siria è governata da 48 anni dal partito Baath, di fatto il partito unico, e dal 1970 dalla famiglia al Assad, prima col "fondatore della Siria moderna" Hafez, e dal 2000 col figlio Bashar.

Proprio alla vigilia dell'anniversario dell'avvento al potere del Baath, l'8 marzo 1963, il presidente Bashar al Assad ha oggi concesso una grazia a un numero imprecisato di detenuti anziani o malati e autori di crimini comuni.

Nel comunicato delle associazioni per la difesa dei diritti umani si denuncia inoltre "l'imposizione da 48 anni dello stato d'emergenza da parte di un'autorità militare non eletta", la "pervasiva presenza dei servizi di controllo" e "l'uso distorto dell'apparato giudiziario come strumento di repressione di ogni libertà di opinione ed espressione".

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SDA-ATS