Navigation

Siria: Pillay (ONU), protezione internazionale per popolazione

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 dicembre 2011 - 13:26
(Keystone-ATS)

L'Alto commissario dell'ONU per i diritti umani Navi Pillay ha lanciato oggi un appello a fermare la repressione in Siria, che complessivamente ha fatto almeno 4000 vittime, fra cui oltre 300 minorenni. L'Alto commissario ha chiesto che la Siria renda conto delle violazioni commesse nella brutale repressione della protesta e definito "urgente" il bisogno di giustizia internazionale.

La "continua e spietata repressione delle autorità siriane, se non fermata ora, può portare il Paese ad una vera e propria guerra civile", ha ammonito Pillay aprendo una sessione speciale del Consiglio dell'ONU sui diritti umani sulla situazione in Siria. "Alla luce dell'evidente fallimento delle autorità siriane a proteggere i propri cittadini, la comunità internazionale deve adottare misure urgenti ed efficaci per proteggere il popolo siriano".

Nel suo intervento, Pillay ha anche espresso preoccupazione per i rapporti che riferiscono "un aumento degli attacchi armati da parte delle forze dell'opposizione, tra cui la cosiddetta Free Syrian Army, contro l'esercito e l'apparato di sicurezza siriani.

Dallo scoppio delle manifestazioni e la repressione in marzo, più di 4000 persone sono state uccise e il numero di bambini e minorenni morti è salito a 307, ha precisato Navi Pillay. Più di 14.000 sarebbero in detenzione a seguito della repressione. Almeno 12.400 hanno cercato rifugio nei paesi vicini e decine di migliaia sono state sfollate, ha aggiunto.

Già in agosto - ha ricordato Pillay - "avevo incoraggiato il Consiglio di Sicurezza dell'ONU a deferire la situazione in Siria alla Corte Penale Internazionale". Il rapporto sulla Siria recentemente presentato dalla Commissione internazionale di inchiesta indipendente del Consiglio dell'ONU dei diritti umani - documento che accusa la Siria di crimini contro l'umanità - rende "ancora più urgente" il bisogno di giustizia internazionale, ha concluso l'alto commissario.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo