Albania: assalto alla sede del Pd dai sostenitori di Berisha
(Keystone-ATS) Forti tensioni a Tirana, alla sede del Partito Democratico (Pd), principale forza di opposizione guidata da Lulzim Basha.
Il suo predecessore ed ex premier albanese Sali Berisha ha organizzato oggi una protesta dei suoi sostenitori per prendere il controllo dell’edificio, al cui interno si trova Basha ed altri dirigenti del partito.
L’entrata principale è stata sfondata, ma all’interno i sostenitori di Berisha, sono stati bloccate dalle porte blindate. Un altro tentativo da uno dei lati dell’edificio, al balcone che dà sull’ufficio di Basha, è stato respinto da persone all’interno. Uno dei sostenitori di Berisha è rimasto leggermente ferito. Berisha accusa Basha di aver trasformato la sede del partito in un bunker.
La polizia è intervenuta. Le unità antisommossa hanno fatto uso dei lacrimogeni riuscendo a far disperdere la folla in pochi minuti, prendendo il controllo dell’edificio. Il suo intervento è avvenuto dopo la richiesta del leader del PD Basha, secondo il quale “la vita dei parlamentari del Pd è messa a rischio dai manifestanti che sono riusciti a sfondare anche le porte blindate all’interno”.
Berisha ha parlato di “un intervento criminale”, sottolineando che “la protesta non si fermerà fino a quando non avrà raggiunto il suo obiettivo”..
La protesta di oggi fa parte di un movimento promosso da Berisha per riprendere la guida del Partito democratico dalla quale si era dimesso dopo la sconfitta delle politiche del 2013. Berisha ha scatenato una vera e propria tempesta contro Basha, suo ex delfino, che lo scorso settembre decise di lasciare Berisha fuori dal gruppo parlamentare a seguito della decisione del Dipartimento di Stato Usa di vietare all’ex premier e alla sua famiglia, l’ingresso negli Stati uniti poiché incluso nell’elenco dei funzionari “coinvolti in gravi atti di corruzione”.
Berisha, sostenuto anche da un gruppo di deputati del Pd, ha convocato anche un congresso dei democratici e ha organizzato anche un referendum, in cui è stato votato per la rimozione di Basha. Mosse che l’attuale leader dell’opposizione non ha riconosciuto, rispondendo con la convocazione di un altro congresso che ha segnato la definitiva rottura fra i due.