The Swiss voice in the world since 1935

Portafogli gonfi, orologi a cucù e tanta… Svezia: la Quinta Svizzera e gli stereotipi

persona cammina in montagna con un corno alpino sulle spalle
Come buona parte del pianeta si immagina uno svizzero medio a passeggio. Keystone / Gian Ehrenzeller

Precisione, multilinguismo, neutralità, oro, formaggio, jodel e, naturalmente … l'accento svedese. Abbiamo chiesto alle nostre lettrici e ai nostri lettori svizzeri residenti all'estero con quali cliché, veri o falsi, sulla Confederazione si trovino più spesso confrontati nel loro Paese di residenza.

Ogni Paese ha i suoi cliché per i quali è noto nel resto del mondo. Alcune volte rispecchiano la realtà, o parte di essa, altre volte sono il risultato di incomprensioni e di una buona dose di confusione. Sono queste ultime che sembrano esasperare di più il nostro lettorato residente all’estero.

La maggior parte dei falsi cliché che la diaspora elvetica si trova a dover smentire, infatti, sono in realtà stereotipi … sulla Svezia. “Sei svizzera? Perché non sei alta e bionda?”, è una domanda che si è sentita porre la nostra lettrice Angela. “Fabbricate quella bella automobile, la Volvo, vero?”, hanno chiesto a Petra. “Ah, sei svizzera!”, è stato detto a Ruth, “si sente il tuo accento svedese!”.

“Nessuno ci azzecca mai”, testimonia Mark. “Ci chiedono della Scandinavia, oppure si mostrano delusi quando vogliono sentirci parlare la nostra lingua madre e rispondiamo in tedesco, francese o italiano. ‘No, no, no, intendo lo svedese!’, dicono”.

Una situazione a cui ci si deve abituare anche se, quando c’è di mezzo l’orgoglio nazionale, rischia di essere più difficile da digerire, come nel caso di questa gaffe della regia internazionale delle Olimpiadi di Milano Cortina:

Contenuto esterno

Per ogni persona svizzera che si sente raccontare con malposta complicità una barzelletta sull’IKEA, comunque, ce n’è sicuramente una svedese che deve sopportare una battuta sul formaggio con i buchi. Da questa confusione tra i due Paesi, nel 2023 l’ufficio del turismo della Svezia ha tratto lo spunto per un divertente video promozionale:

Contenuto esterno

Gli equivoci riguardano anche altre nazioni, ma questa volta la colpa non è di un’assonanza linguistica, ma del cinema.

Tutti insieme appassionatamente? Non ne ho mai sentito parlare fino a che non sono andato all’estero”, scrive Sibylle. Il musical statunitense, famoso per brani come Do-Re-MiCollegamento esterno o EdelweissCollegamento esterno è pieno di stupendi paesaggi alpini. Austriaci, però, non svizzeri.

Come non citare, poi, l’orologio a cucù? L’invenzione, originaria della regione della Foresta Nera, in Germania, è l’esempio perfetto di quello che potremmo definire “appropriazione culturale involontaria”.

“Mi chiedevano sempre degli orologi a cucù”, scrive la nostra lettrice Annie, “finché ho iniziato rispondere dando praticamente delle conferenze, e allora hanno smesso”.       

Purtroppo, non abbiamo a disposizione una trascrizione delle lezioni impartite da Annie, ma probabilmente buona parte riguardava Orson Welles e il suo tanto geniale quanto impreciso (soprattutto per orecchie elvetiche) “cuckoo clock speech”. Quella ventina di secondi di grande cinema nel film Il terzo uomo è la ragione per cui l’orologio meccanico in legno tedesco verrà attribuito alla Svizzera fino alla fine dei tempi.

Contenuto esterno

Soldi, soldi, soldi

La grande maggioranza dei commenti dei nostri lettori e lettrici riguarda la presunta ricchezza di chi proviene dalla Confederazione. Vero è che, in termini di PIL pro capite, il Paese si piazza regolarmente fra i primi dieci nella classifica mondiale. Se a questo aggiungiamo la fama delle banche svizzere e degli orologi di lusso, non è sorprendente che la nostra lettrice Denise si sia sentita dire: “La Svizzera è ricca, si guadagnano 7’000 franchi al mese e si trovano anche dei lingotti per terra”.

Molti articoli di Swissinfo relativizzano questa visione. La povertà esiste anche in Svizzera, e l’elevato costo della vita emerge anche dai commenti sugli stereotipi elvetici. Come quello di Phillippa, a cui hanno chiesto: “È davvero così cara la Svezia?”.

Béa, che a sua volta ha sentito spesso il commento “siete ricchi sfondati”, ricorda che molti cittadini e cittadine della Confederazione “si trasferiscono all’estero perché è semplicemente impossibile sopravvivere in Svizzera con la sola pensione”.

Altri sviluppi

Felizitas, cittadina elvetica in Australia, comunque, non ha potuto fare a meno di trovare esilarante il commento di una signora australiana che con franchezza le ha detto: “Se venissi da un Paese povero come il tuo, tenterei anche io di emigrare in un posto migliore”.

E la pulizia e la precisione?

Un intramontabile stereotipo che si ritrova sotto varie forme nei commenti del nostro lettorato è quello di una Svizzera impeccabile. “Non vedo nessuno menzionare la leggendaria pulizia”, scrive Pierre, sorpreso che non sia stata citata prima.

Puntualità, ordine, lavoro ben fatto. Queste qualità sono cliché positivi molto diffusi, ma spesso hanno un rovescio della medaglia: un’immagine di scarsa flessibilità e di eccessiva regolamentazione.

La Svizzera è “ricca, sicura, pulita, bella, fredda, precisa… e quindi rigida”, riassume Jean Louis. “Sento sempre due versioni opposte: da un lato la precisione, l’ordine e la puntualità. Dall’altro una cultura noiosa, gente rustica e avara”, gli fa eco Ramiro. In Svizzera si pensa “in termini di limiti e divieti, non di crescita e opportunità”, aggiunge Jorg.

Una mucca per Roger

Gli stereotipi alpini, poi, non mancano. “Non sono cresciuta in uno chalet di legno e non so cantare lo jodel”, ha dovuto precisare più volte Alicia. “Dormite sui letti di fieno come Heidi?”, hanno chiesto a Tony.  “Non ti manca la neve e sciare?”, si sono dispiaciuti con Ruth, che però si trova a suo agio in Florida e a sciare proprio non è capace.

“La gente dà per scontato che mi piacciano il cioccolato, il formaggio e che sia un buon sciatore. È tutto vero!”, scrive invece Stephan.

C’è da dire che anche la Svizzera ci mette del suo per promuovere all’estero l’immagine di un Paese bucolico e dedito alla pastorizia. “Perché Roger Federer riceve una mucca quando vince – e dove la tiene?”, hanno chiesto a Nick. Per chi non lo sapesse, è successo davvero. Dopo il suo trionfo a Wimbledon nel 2003, gli organizzatori del torneo di Gstaad, nel canton Berna, regalarono una mucca, Juliette, al campione di tennis. Nel 2013, nonostante la sconfitta in Inghilterra, gliene donarono un’altra, Désirée. I due bovini, però, sono rimasti nei pascoli alpini e non hanno mai brucato nel giardino della villa di Federer.

Roger Federer accanto a una mucca.
Federer e il suo “premio”, Désirée, nel 2013 a Gstaad. Keystone / Peter Schneider

Neutrale quindi senza esercito

La neutralità compare meno spesso nei commenti del nostro lettorato di quanto ci si potrebbe aspettare e, generalmente, è legata a una concezione inesatta della Confederazione.

“La neutralità vuol dire nessun esercito”, scrive Jaime, riassumendo un’idea diffusa: un Paese neutrale sarebbe, per definizione, privo di forze armate. “La Svizzera ha un esercito? È il coltellino la loro arma migliore?”, hanno chiesto con ironia a Victor.

E poi c’è la confusione tra la bandiera elvetica e il simbolo della Croce Rossa, evocata da Christian. Un equivoco che, involontariamente, rafforza l’immagine di una nazione più incline alla mediazione che al conflitto. Altre volte, però, la neutralità è letta come sinonimo di opportunismo, una scusa che il Paese userebbe “per mangiare da ogni vassoio”, una critica che A. riporta nel nostro dibattito.

Illustrazione di Helvetia

Altri sviluppi

Affari esteri

La neutralità della Svizzera: dove sta andando?

La neutralità elvetica suscita accese discussioni in periodo di crisi. La Svizzera è confrontata con un interrogativo fondamentale: apertura o isolazionismo?

Di più La neutralità della Svizzera: dove sta andando?

La maggior parte delle svizzere e degli svizzeri non custodisce segretamente un mucchio di lingotti d’oro nel caveau di una banca, non saprebbe far uscire un sol bemolle da un corno alpino e non riuscirebbe a mungere una mucca con successo. Dai commenti dei nostri lettori e delle nostre lettrici, però, si scopre che la diaspora elvetica ha saputo sviluppare lodevoli competenze pedagogiche nello spiegare il Paese d’origine, spesso dimostrando anche una sorprendente, e svizzerissima, autoironia.   

Altri sviluppi

Dibattito
Moderato da: Zeno Zoccatelli

Come svizzero/a all’estero, con quali stereotipi sulla Confederazione vi trovate più spesso confrontati?

Come svizzero/a all’estero, con quali cliché vi trovate confrontati/e nel vostro Paese di residenza e come li smentite o li spiegate? In quali vi riconoscete e quali invece vi danno fastidio?

15 Mi piace
17 Commenti
Visualizza la discussione

A cura di Samuel Jaberg

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR