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Coronavirus accresce pressione su AVS e AI, direttore UFAS

Il direttore dell'UFAS Stéphane Rossini esorta a riforme urgenti nei settori dell'AVS e dell'AI KEYSTONE/PETER KLAUNZER sda-ats

(Keystone-ATS) Il direttore dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), Stéphane Rossini, esorta a una riforma urgente del sistema delle istituzioni sociali in Svizzera. A suo, avviso, la crisi legata al coronavirus accresce infatti la pressione sull’AVS e l’AI.

“I deficit imminenti dell’AVS saranno ancora più importanti di quelli previsti prima della crisi e, per l’AI, il rimborso dei debiti durerà più a lungo”, ha dichiarato Rossini in un’intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung.

Il problema concerne innanzitutto le fonti di denaro, ha aggiunto il direttore dell’UFAS. I contributi salariali e l’IVA diminuiscono inevitabilmente e i consumi si riducono, secondo il 58enne vallesano. La crisi, inoltre, conferma il fatto che l’Assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS) non può essere finanziata a lungo termine senza crescita economica.

Covid-19 lungo e conseguenze sull’AI

L’ex consigliere nazionale socialista vede pure un problema con l’Assicurazione invalidità (AI). “In questi ultimi anni, abbiamo costantemente orientato l’AI sull’integrazione: una rendita è versata soltanto se un ritorno al lavoro è davvero possibile”.

Tuttavia, ha osservato Rossini, v’è da temere che la crisi generi la perdita di numerosi impieghi, soprattutto nei settori dalle esigenze meno severe, settori particolarmente importanti per questa integrazione professionale. “Ciò è difficile da un punto di vista umano per le persone toccate e può essere molto dispendioso per le assicurazioni sociali”.

Rossini evidenzia inoltre le incertezze legate agli effetti di un Covid-19 lungo. Le persone interessate dal problema avrebbero in linea di massima diritto all’AI, se non sono più idonee a lavorare a causa del coronavirus, ha aggiunto.

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