“Dalla Svizzera, l’amore per il lavoro ben fatto”
Non ha ancora potuto realizzare il suo sogno di diventare regista, ma non può lamentarsi della sua carriera a Hollywood: l'italiano Pietro Scalia, cresciuto nel canton Argovia, si è già aggiudicato due Oscar per il montaggio, lavorando per Oliver Stone e Ridley Scott.
swissinfo.ch: Pietro Scalia, come è nata la sua passione per il cinema?
Pietro Scalia: Penso che il mio interesse per il cinema sia nato da ragazzino guardando i film italiani sul canale della Televisione svizzera di lingua italiana (TSI), vedendo i film di Fellini e dei grandi autori italiani. Poi durante il liceo ho scoperto il cinema americano. Mi ricordo che a tredici anni, quando si facevano i temi su cosa si voleva fare da grande, io scrivevo: “voglio fare il regista”. La reazione dei professori era: “ma non è una cosa realistica, è un sogno”. E invece quel sogno si è avverato in un certo senso.
swissinfo.ch: Quindi non ha sempre pensato di dedicarsi al montaggio?
P.S.: All’inizio sognavo di fare il cameraman, di girare il mondo a fare documentari sugli animali in Africa e cose del genere. Poi, come tutti, pensavo alla regia, anche perché non conoscevo i vari mestieri del cinema. Ho scoperto la passione per il montaggio e il suo potere lavorando sui miei film studenteschi all’università. E ho scoperto di essere adatto a lavorare con le mani (ai tempi si montava ancora su pellicola): in un certo senso trovo che il montaggio sia un po’ come la scultura, si parte con una massa informe di materiale e bisogna togliere il superfluo per rivelare l’opera d’arte all’interno del materiale d’origine.
swissinfo.ch: Come è nata la sua collaborazione con Oliver Stone, uno dei primi registi ad aver avuto fiducia nelle sue doti?
P.S.: Dopo gli studi ho lavorato come assistente al montaggio su “Shy People” di Andrej Konchaloswky e poi, tramite un amico, sono stato assunto come primo assistente del montatore di Oliver Stone. Così è nato un rapporto professionale che è durato per cinque anni e mezzo. Ho lavorato come assistente al montaggio su “Wall Street”, “Talk Radio”, “Nato il 4 luglio” e “The Doors”, salendo ogni anno su per i gradini, fino a quando Oliver mi chiese di montare “JFK”. È stato fantastico lavorare con lui perché è un regista che ha sempre spinto in avanti il linguaggio cinematografico, sperimentando con l’immagine, con vari tipi di pellicole, con un linguaggio documentaristico.
swissinfo.ch: Come è stato vincere l’Oscar per il suo primo film come capo montatore?
P.S.: La grande gioia è stata che più persone mi hanno detto: “mi è piaciuto il montaggio”. In un certo senso è come se il pubblico avesse scoperto cos’è veramente il montaggio, che è una parte integrale di tutti i film, ma che spesso è chiamato anche l’arte invisibile. Con “JFK” la gente si è resa conto che il film era una costruzione cinematografica che mescolava finzione, spezzoni di documentari e telegiornali d’epoca, vari tipi di pellicola. E dove i confini tra realtà, fiction e mistificazione diventavano invisibili.
swissinfo.ch: Nel suo mestiere si riparte da zero con ogni progetto?
P.S.: Si, ad esempio “Good Will Hunting” era un lavoro più semplice, basato su di una struttura classica, un po’ come i film di Frank Capra. Tenendo conto che i personaggi sono la cosa più importante del film, l’idea era di non avere dei tagli inutili, per esempio lasciando a lungo l’inquadratura su di un personaggio”.
swissinfo.ch: Pensa che essere cresciuto in Svizzera l’abbia aiutata nella sua professione?
P.S.: Tantissimo. In Svizzera ho avuto un’educazione di base eccellente e ho imparato l’amore per il lavoro ben fatto, la puntualità e l’organizzazione .Nel montaggio bisogna essere molto organizzati e saper gestire una montagna di materiale nel modo migliore. Inoltre devo ringraziare il cantone di Argovia per i suoi prestiti di studio che mi hanno permesso di frequentare l’università in America. Anche il fatto di parlare più lingue e di essere capace ad adattarmi velocemente in ambienti diversi, che è quello che fa ogni emigrante in un nuovo paese, mi ha aiutato molto. E credo che sia per questo che non ho trovato difficoltà ad ambientarmi in America.
swissinfo.ch: È ancora interessato alla regia?
P.S.: Sì, e spero di poter realizzare questo sogno nel prossimo futuro.
Pietro Scalia è nato in Sicilia il 17 marzo 1960 e si è trasferito ad Aarau, nel canton Argovia, quando aveva pochi mesi. Ha vissuto in Svizzera fino ai diciott’anni, per poi recarsi a Los Angeles a studiare cinema alla UCLA.
Scalia ha vinto due Oscar: nel 1992 per il montaggio di “JFK” di Oliver Stone e nel 2002 per “Black Hawk Down” di Ridley Scott.
È stato inoltre nominato al prestigioso premio anche per “Good Will Hunting” di Gus Van Sant (1998) e “Gladiator” di Ridley Scott (2001).
Tra i film a cui ha partecipato ricordiamo “Il Piccolo Budda” e “Io ballo da sola” di Bernardo Bertolucci, “Memorie di una Geisha” di Rob Marshall, e “Soldato Jane”, “Hannibal”, “American Gangster”, “Body of Lies” e “Robin Hood” di Ridley Scott.
Attualmente Scalia sta lavorando su “Prometheus” di Ridley Scott e “The Amazing Spider Man” di Marc Webb.
“Io amo filmare con più camere allo stesso tempo e Pietro ha la capacità istintiva di scegliere il materiale migliore tra le alternative a sua disposizione. È uno degli unici montatori di cui ho assoluta fiducia, lo lascio iniziare a montare da solo mentre io sono ancora occupato con le riprese, così possiamo lavorare molto velocemente”.
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