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Le vetrine vuote, una minaccia per l’attrattiva delle città svizzere

Vetrina vuota
Il fenomeno delle vetrine vuote si sta diffondendo nei centri cittadini. Keystone / Alexandra Wey

Mentre il commercio online cresce a ritmi vertiginosi, il calo del fatturato spinge i commercianti svizzeri a chiudere i battenti, soprattutto nei centri cittadini. Per ridare vita a queste vetrine deserte, gli attori locali del settore della vendita e le amministrazioni comunali si stanno mobilitando.

Lo scorso gennaio, Guillaume “Toto” Morand ha annunciato la chiusura del suo negozio di scarpe, Pompes funèbres, a Ginevra, dopo 28 anni di attività. Un mese dopo, è stata la volta di Neverland, il suo negozio di Losanna dedicato alle calzature per bambini, che ha liquidato le sue scorte. Dei dieci negozi sparsi in Svizzera, ora ne gestisce otto.

“Come molti negozi di abbigliamento e moda, siamo arrivati a una situazione in cui il fatturato sta calando drasticamente a causa delle vendite online e non riusciamo più a pagare gli stipendi”, deplora l’imprenditore vodese alla RTS. Le cause addotte per spiegare il moltiplicarsi delle vetrine vuote sono molteplici e varie: il boom dell’e-commerce, l’aumento degli affitti, il calo del potere d’acquisto, le difficoltà di parcheggio, l’impatto del franco forte, il turismo della spesa…

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Ma per Toto Morand, l’unica e sola responsabile è l’esplosione delle vendite online, trainata da giganti come Zalando, Shein e Temu, e soprattutto la loro politica dei resi gratuiti. La sua soluzione? “Che il consumatore paghi una tassa di 5 o 10 franchi per ogni reso. Il ricavato andrebbe a finanziare un fondo per il clima. Questo frenerebbe immediatamente gli eccessi di chi acquista cinque o sei paia di scarpe per essere sicuro di avere il colore giusto per le foto su Instagram e poi le restituisce il 90% delle volte”. In Svizzera, per i prodotti non alimentari, quasi un acquisto su cinque viene ormai effettuato su Internet. Una percentuale che è raddoppiata tra il 2019 e il 2025.

Subaffittare locali a giovani imprenditori

Grazie a un affitto moderato, in virtù del contratto stipulato nel 1993, Toto Morand manterrà le chiavi del suo locale a Losanna e lo subaffitterà a due giovani imprenditori desiderosi di lanciarsi nel commercio al dettaglio. “Volevo che fossero attivi nel settore della moda, perché è quello più colpito. Molte di queste vetrine vuote vengono trasformate in ristoranti, bar, negozi di alimentari, studi di tatuaggi o saloni di parrucchieri”, afferma.

Per fare in modo che la sua iniziativa venga replicata da altri, Morand, impegnato in politica con i Verdi liberali, si è unito all’associazione Economie Région Lausanne (ERL). Quest’ultima ha formato un gruppo di lavoro con la Città di Losanna. La posta in gioco è alta: convincere le agenzie immobiliari ad affittare loro locali commerciali vuoti a prezzi ridotti. “ERL è garante dell’affitto. Lo spazio è poi subaffittato a giovani start-up che hanno un business plan valido che possa avere successo”, precisa Hélèna Druey, segretaria generale di ERL, ai microfoni di RTS.

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“Idealmente, affinché un commerciante nel settore della moda possa farcela, l’affitto non dovrebbe superare i 300 franchi al metro quadrato. E invece, nel centro di Losanna siamo tra i 700 e i 1’500 franchi”, aggiunge. Convincere le agenzie immobiliari ad abbassare gli affitti non è facile. “Molte preferiscono avere locali vuoti, ma abbiamo trovato un’agenzia che ha compreso la nostra posizione. Ha anche capito che ha il nostro stesso interesse, ovvero mantenere la  città attraente”, afferma Druey. 

Sfitto e affitti in un settore pieno di contrasti

Nel 2025, Wüest Partner, società svizzera specializzata nella consulenza e nell’analisi immobiliare, ha pubblicato uno studio sulle superfici di vendita. I risultati mostrano che, dopo un aumento durante gli anni della pandemia di Covid-19, la percentuale di vetrine vuote a livello svizzero è scesa al 3,4% nel 2024, tornando al livello pre-pandemico.

Anche gli affitti medi stanno diminuendo. “Si prevede un calo dell’1,5% nel 2026”, spiega Corinne Dubois, economista esperta presso Wüest Partner. Ma occorre distinguere le ubicazioni periferiche dalle zone “premium”, dove il prezzo al metro quadrato annuo ha raggiunto i 11’300 franchi a Zurigo e i 7’700 franchi a Ginevra nel primo trimestre del 2025.

Sion lancia un piano per rivitalizzare il commercio locale

Sion, in Vallese, registra un tasso di locali commerciali sfitti nella media nazionale. La città ha tuttavia lanciato, nell’autunno del 2025, un piano per rivitalizzare il commercio locale e ha nominato una “city manager”. “È una figura paragonabile alla responsabile di tutti i negozi di un centro commerciale, ma a livello cittadino”, spiega Silvia Esteves, che ricopre questa funzione. Il suo ruolo è quello di essere il più possibile sul campo, dialogare con le associazioni di commercianti e gli organizzatori di eventi, e facilitare l’attuazione delle loro esigenze e delle misure adeguate.

Tra le misure del progetto “Cœur de ville” (Cuore della città), c’è anche l’allestimento delle vetrine vuote. Un esempio lampante è quello della macelleria del centro cittadino che ha chiuso: al posto di un semplice telone, è stata creata una grafica accattivante “per renderla un po’ più attraente e mostrare ciò che stiamo cercando, ovvero una nuova macelleria”, spiega Silvia Esteves.

In un’iniziativa parallela, il Comune ha incaricato un’agenzia di comunicazione di offrire ai commercianti di Sion la possibilità di seguire una formazione sui social network per promuovere la propria attività. “Non sono sicura che si possa vincere contro Shein o Temu. D’altra parte, l’obiettivo è quello di farsi conoscere nei dintorni di Sion, valorizzare tutti i commercianti e fornire loro gli strumenti per avere almeno una vetrina nel mondo digitale”, spiega la formatrice Marie-Christine Eggs.

Mentre le vetrine del mondo digitale fanno concorrenza a quelle del mondo reale, vengono lanciate diverse iniziative. Il futuro dirà se queste saranno riuscite a preservare l’attrattiva dei nostri centri cittadini.

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