Nestlé: business in Russia a rischio, stampa
Nestlé potrebbe perdere il controllo delle proprie attività in Russia. L'azienda russa KS Logistika ha chiesto al presidente Vladimir Putin di sottoporre cinque società russe di Nestlé a un'amministrazione provvisoria, riporta oggi il quotidiano economico Kommersant.
(Keystone-ATS) Secondo il giornale, una misura del genere potrebbe rappresentare un primo passo verso un successivo cambio di proprietà. Mosca intende esaminare la richiesta entro la fine dell’anno. KS Logistika motiva la propria iniziativa, tra l’altro, con il fatto che Nestlé non stia ampliando le proprie capacità produttive e non esporti più merci prodotte in Russia.
Le notizie su una possibile amministrazione controllata hanno pesato sul titolo Nestlé. In mattinata il titolo ha perso l’1,6% scendendo a 79,70 franchi, risultando così la blue chip con la performance più debole nell’indice di riferimento SMI.
Nestlé: adempiamo ai nostri obblighi
Finora Nestlé non è stata contattata dalle autorità statali in merito alla questione, ha dichiarato un portavoce di Nestlé contattato dall’agenzia finanziaria AWP. Gli stabilimenti e gli uffici continuano a operare e il gruppo adempie ai propri obblighi. Un ritiro dal Paese non è attualmente all’ordine del giorno.
Secondo il portavoce, Nestlé realizza in Russia circa il 2% del fatturato del gruppo. L’azienda gestisce sei siti produttivi dove produce, tra l’altro, caffè, dolciumi, alimenti per l’infanzia e mangimi per animali.
Negli ultimi anni la Russia ha inasprito le condizioni quadro per le imprese straniere. Tra le altre cose, Mosca ha creato strumenti per poter esercitare una maggiore influenza sulle aziende.
Dopo l’attacco russo all’Ucraina nel 2022, Nestlé aveva deciso di non cessare completamente la propria attività in Russia. All’epoca il gruppo aveva motivato questa scelta affermando che, in qualità di produttore alimentare, intendeva continuare a fornire alla popolazione generi alimentari di prima necessità anche nelle regioni in conflitto. Anche altre multinazionali occidentali del settore dei beni di consumo continuano a operare in Russia. Tra queste figurano Barry Callebaut, L’Oréal e Beiersdorf.
Esistono precedenti
Nel 2023 il gruppo alimentare francese Danone ha perso il controllo delle proprie attività in Russia dopo che le autorità le avevano poste sotto amministrazione statale temporanea. Danone ha infine venduto l’attività nel 2024 per circa 180 milioni di euro, registrando una perdita complessiva di 1,2 miliardi di euro.
Una sorte simile è toccata al gruppo birrario danese Carlsberg. Anche le sue attività in Russia sono state poste sotto amministrazione statale nel 2023. Alla fine del 2024, Carlsberg ha completato il ritiro con un management buyout da 320 milioni di dollari. Heineken, dal canto suo, ha ceduto la propria filiale russa al prezzo simbolico di un euro, registrando una perdita complessiva di 300 milioni di euro.