Siria: Homs resiste a assedio, ma ancora morti
(Keystone-ATS) Le immagini in diretta della massiccia manifestazione anti-regime svoltasi a Homs, da mesi sotto assedio, sono giunte oggi via Skype e webcam collegate a Internet e riprese per alcuni minuti dalla tv panaraba al Jazira, accusata dal regime di Damasco di manipolare i video amatoriali nell’ambito del complotto straniero.
Questo è avvenuto nell’ennesimo venerdì di protesta in cui, secondo attivisti, le truppe lealiste hanno ucciso 15 civili di cui tre donne, mentre secondo l’agenzia ufficiale Sana non si sono registrati né morti né feriti.
La giornata è stata anche caratterizzata dalle notizie provenienti dal Palazzo di Vetro dell’Onu, dove la Russia, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, ha presentato, per la prima volta in dieci mesi di proteste e sanguinosa repressione, la bozza per una risoluzione in cui si condannano le violenze commesse “da tutte le parti” coinvolte.
L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno espresso soddisfazione per la fine dell’immobilismo di Mosca, percepito dai Paesi occidentali come un modo per far guadagnare tempo al regime di Damasco. La Francia ha invece definito poco equilibrata la proposta russa, che mette sullo stesso piano la repressione – costata secondo l’Onu a più di 5.000 siriani in nove mesi – e la recente risposta armata di soldati disertori e civili resistenti a Homs e in alcune aree delle regioni di Idlib, Hama e Daraa.
Proprio a Homs, terza città siriana a nord di Damasco e da mesi epicentro della repressione e della conseguente rivolta, almeno 200mila siriani si sono riuniti in modo pacifico in alcuni quartieri “liberati”, mostrando striscioni e poster con su scritto lo slogan di questo venerdì di protesta: “La Lega Araba ci sta uccidendo”, in riferimento all’inefficacia dell’iniziativa diplomatica dell’organizzazione con sede al Cairo. Analoghe manifestazioni si sono registrate nella regione di Daraa, a Hama, a Qamishli, Dayr az Zor, nei sobborghi di Damasco e in quelli di Aleppo.
Sempre a Homs sono stati uccisi almeno 9 dei 15 civili caduti oggi secondo il sito del Centro di documentazione delle violazioni in Siria, legato ai Comitati di coordinamento locali degli attivisti. Tra gli uccisi figurano tre donne e un ragazzo di 17 anni. Il sito fornisce un bilancio dettagliato e aggiornato delle vittime con i link a Youtube delle loro salme. Dal canto suo, l’agenzia Sana pubblica, come terza notizia sulla sua home page, la notizia che oggi non vi sono stati né morti né feriti, ma solo “tentativi da parte di bande di terroristi armati di attaccare le forze dell’ordine e di piazzare ordigni esplosivi”.
Sempre la Sana riferisce di massicce manifestazioni lealiste a Damasco, Hasake nel nord-est e a Dreikish, villaggio alawita (branca dello sciismo a cui appartengono la famiglia presidenziale Assad e i clan ad essa alleati al potere da 41 anni) nell’entroterra del porto di Tortosa Poco più a sud, nel vicino nord del Libano, continuano intanto ad affluire siriani in fuga dalla regione di Homs e Tall Kalakh. Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), sono più di 4.500 i siriani che hanno trovato un tetto e una stufa calda presso i residenti libanesi delle depresse regioni dell’Akkar e dell’Aarsal.
A questi siriani sono destinati gli aiuti umanitari giunti oggi all’aeroporto di Beirut con un aereo della cooperazione italiana. Il carico di 17 tonnellate, di un valore di circa 200mila dollari, è stato consegnato ai rappresentanti della commissione per i soccorsi del governo libanese e dell’Unhcr, che si occuperanno della distribuzione alle famiglie di rifugiati. Il governo italiano ha inoltre donato generatori elettrici, cisterne d’acqua, copertine e altro materiale di pronto soccorso.