Siria: primo convoglio Onu entra nella Ghuta assediata
(Keystone-ATS) Dopo più di tre mesi di attesa è finalmente entrato oggi nell’area a est di Damasco assediata dalle truppe governative un convoglio umanitario con cibo e altri beni di prima necessità destinati a circa 30’000 persone che da anni sopravvivono in condizioni disperate.
Ma la Ghuta è stata anche oggi bombardata a tappeto dall’aviazione governativa sostenuta da Russia e Iran, a sostegno dell’avanzata di terra contro i miliziani antiregime appoggiati a vari livelli da Arabia Saudita, Turchia e Qatar.
Secondo fonti della protezione civile locale e secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), solo oggi sono stati uccisi più di 40 civili, tra cui donne e minori, in raid aerei contro diverse località della zona. E sale così – afferma l’Ondus – a 210 il numero di civili uccisi da quando il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato dieci giorni fa la risoluzione per una tregua umanitaria in Siria. Dal 18 febbraio, giorno dell’inizio dell’inasprimento dell’offensiva sulla Ghuta, sono morti secondo l’Osservatorio 740 civili, di cui 170 minori e 103 donne.
L’avanzata delle truppe governative e delle milizie ausiliarie procede intanto sul lato orientale diretto verso il cuore della Ghuta, con l’obiettivo di ricongiungersi con il lato occidentale dell’offensiva e tagliare di fatto in due la zona, in una parte a nord e in una a sud.
Secondo attivisti locali, le forze governative in due settimane di campagna militare hanno preso il controllo di un terzo della Ghuta ancora in mano ai miliziani e abitata, secondo l’Onu, da circa 400’000 civili. A 27’500 di questi, affermano sempre le Nazioni Unite, sono oggi arrivati i tanto attesi aiuti in cibo e medicine trasportati da un convoglio umanitario dell’Onu e della Croce Rossa internazionale composto da 46 camion.
Era da novembre che un convoglio non entrava nella Ghuta. Ma la stessa Croce Rossa afferma che questi aiuti, rimasti bloccati per mesi perché il governo di Damasco non rilasciava i permessi, sebbene rappresentino “un passo positivo” non sono affatto sufficienti. Per Ingy Sedki, portavoce della Croce Rossa internazionale a Damasco, queste iniziative vanno ripetute e va mantenuto aperto un accesso continuo alla regione assediata per le agenzie umanitarie.
Intanto nel nordovest della Siria, dove è in corso l’offensiva militare turca contro l’enclave curda di Afrin, l’artiglieria di Ankara è accusata da media curdi e siriani di aver ucciso 16 civili, tra cui due minori. Il sito di notizie curdo-siriano Hawar News Agency afferma che tredici civili sono stati uccisi a Jinderes, a sud di Afrin. La notizia è confermata dall’Ondus, secondo cui tra le tredici persone ci sono anche due minori. Altre tre civili, afferma Hawar News Agency, sono morti in bombardamenti di artiglieria nel distretto di Rajo, nella parte orientale del distretto di Afrin.