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Un kamikaze ha attaccato oggi un supermercato frequentato prevalentemente da stranieri in una zona di ambasciate di Kabul, causando la morte di almeno nove persone, tutte civili, e il ferimento di numerose altre. L'attentato, è avvenuto alle 14:30 (le 11:00 svizzere) nell'esercizio denominato The Fine Store, che oggi, in occasione della festa del venerdì islamico, era pieno di clienti.

Testimoni oculari hanno riferito che l'attentatore, si è introdotto nel supermercato e, dopo aver sfilato una mitraglietta da sotto il vestito, ha cominciato a sparare sulla gente, tirando anche una bomba a mano prima di far esplodere la carica che portava indosso.

L'azione ha avuto immediatamente una duplice rivendicazione. La prima dei talebani del Mullah Omar, secondo cui il kamikaze ha voluto uccidere "un ufficiale dei Blackwaters", una compagnia di contractors americani, sciolta tempo fa e rinata con la denominazione Xe; la seconda invece dal gruppo armato guidato da Gulbuddin Hekmatyar, secondo cui il kamikaze protagonista del gesto si chiamava Rafiullah.

L'attacco è stato condannato fra gli altri dal presidente Hamid Karzai, secondo cui "questi nemici dell'Islam e dell'Afghanistan, colti dalla disperazione, si riducono ora ad attaccare civili, fra cui donne, che facevano acquisti in un negozio di prodotti alimentari". La polizia afghana ha confermato che "le vittime sono tutti civili", fra cui "almeno tre donne" e un bambino, mentre non risulta colpito alcun dipendente di compagnie di sicurezza private.

Prima dell'attacco odierno, un kamikaze era entrato in azione il 12 gennaio scorso a Kabul facendosi esplodere con la sua motocicletta vicino al Parlamento, con un bilancio di almeno quattro morti.

La tregua contro obiettivi occidentali nella capitale teneva però dal 10 agosto 2010 quando un commando attaccò una pensione utilizzata da una società di sicurezza britannica (due morti). Precedentemente, il 26 febbraio, i talebani entrarono in azione contro vari alberghi e guest house uccidendo 16 persone, fra cui sette indiani, un francese e l'italiano Pietro Antonio Colazzo.

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SDA-ATS