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BE: la centrale di Mühleberg è stata spenta

Dopo 47 anni di servizio, oggi alle 12:30 è stata spenta definitivamente la centrale nucleare di Mühleberg. KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 20 dicembre 2019 - 12:40
(Keystone-ATS)

Alle 12:30 la centrale nucleare di Mühleberg (BE), situata una quindicina di chilometri a ovest di Berna, è stata spenta come previsto dopo 47 anni di servizio. Si tratta del primo avvenimento di questo genere in Svizzera.

Il vero smantellamento inizierà solamente l'anno prossimo. Si tratta di una procedura lunga e complicata, che durerà oltre dieci anni e che verrà effettuata dal gestore BKW.

Più avanzeranno i lavori e più diminuirà il rischio di natura nucleare. Nel 2030 l'area sarà liberata da tutto il materiale radioattivo e quattro anni dopo, al posto della centrale, ci sarà un grande prato verde.

BKW ha gestito l'impianto nucleare di Mühleberg per 47 anni, ricorda la stessa società in un comunicato odierno. Dalla sua messa in funzione il 6 novembre 1972, la centrale ha prodotto circa 130 miliardi di chilowattora di corrente, sufficienti a coprire l'attuale consumo di una città come Berna per oltre un secolo.

La disattivazione dell'impianto avviene in maniera graduale: come da programma, nella notte tra il 19 e il 20 dicembre è stata separata dalla rete la prima delle due turbine. La seconda turbina seguirà poco dopo mezzogiorno. Il normale esercizio è stato interrotto definitivamente alle 12:30: l'ultima barra di moderazione è stata fatta passare tra gli elementi combustibili, interrompendo così la reazione a catena e spegnendo il reattore.

Anche se da un punto di vista tecnico lo smantellamento non è un'operazione sensazionale, poiché si tratta di qualcosa di già praticato a livello internazionale, in Svizzera si può parlare di opera pionieristica: "Siamo i primi a smantellare una centrale nucleare", ha dichiarato ai media presenti a Mühleberg la direttrice di BKW Suzanne Thoma.

Nonostante questo spegnimento, la Svizzera non deve temere per il proprio approvvigionamento energetico. A corto termine, il 5% che verrà a mancare sarà compensato con importazioni dall'estero e tramite un aumento della produzione delle centrali elettriche.

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