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Sono salite a 711 le vittime accertate delle alluvioni che hanno colpito la "serra" di Rio de Janeiro, mentre le persone sparite da quando otto giorni fa sono cominciate le frane e le inondazioni, sono ancora oltre 200.

Secondo le autorità, adesso che la situazione comincia a farsi meno caotica e più chiara, i morti per il disastro potrebbero arrivare a mille, anche se probabilmente non si troveranno mai tutti i corpi rimasti sepolti. Durante la notte il conteggio è arrivato a 711, dei quali 689 sono stati identificati.

Ma ci sono ancora 17 località colpite che rimangono accessibili solo con gli elicotteri. Località che i soccorritori hanno cominciato adesso a rifornire di viveri e generi di prima necessità, ma ci vorranno ancora vari giorni, e solo se il tempo migliorerà, per cominciare a scavare sotto le macerie e il fango.

Intanto si cerca di sopperire alle necessità dei sopravvissuti, e in particolare agli oltre ottomila sfollati ai quali non è rimasto altro che la veste che hanno addosso. Altra priorità del genio militare è ristabilire le comunicazioni e i trasporti: le ruspe militari lavorano giorno e notte per riaprire le strade interrotte dagli smottamenti di terreno e ponti di fortuna sono stati costruiti su vari fiumi in piena.

La situazione sanitaria è particolarmente delicata: la leptospirosi si sta diffondendo in tutta la zona, l'unico ospedale da campo montato a Nova Friburgo (quello cittadino è rimasto distrutto) non riesce a far fronte alle centinaia di pazienti, e si teme una epidemia di febbre Dengue.

A Teresopolis i telefoni pubblici risparmiati dal disastro funzionano gratis, per facilitare le comunicazioni dei sopravvissuti, visto che i cellulari in generale non funzionano più.

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SDA-ATS