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Il "dialogo", il compromesso e la "cooperazione", le "morbide diplomazie" di Onu e Unione europea non servono a nulla. Contro i regimi che calpestano i diritti fondamentali dell'uomo bisogna avere il coraggio di alzare la voce e fare pressioni politiche e, magari, anche economiche. È il grido di Human Rights Watch, l'osservatorio mondiale dei diritti umani, che oggi a Bruxelles ha presentato il suo 21esimo rapporto annuale.

Nelle 649 pagine del rapporto è analizzata la situazione in oltre 90 paesi del mondo. La grande imputata è la Cina che tiene in galera il premio Nobel per la Pace e fa scattare ritorsioni contro chi lo ha premiato. Ma nel Rapporto ce n'è per i gulag della Corea del Nord, per gli stupri di massa in Congo, Costa d'Avorio o Ciad, per le torture con cui il regime di Teheran alimenta il consenso in Iran, ma anche per il Pakistan, l'India o l'Indonesia.

Ma secondo Kenneth Roth, direttore generale di Hrw, quelle da mettere davvero sotto accusa, quelle che devono correggere il tiro sono le diplomazie di Onu e Ue. "Il sostegno rituale al dialogo e alla cooperazione con governi repressivi costituisce troppo spesso una scusa per non fare nulla", dice Roth, che accusa l'Ue di "sopravvalutare la sua capacità di persuasione", ad esempio nei contatti con il Sudan, la Birmania o lo Sri Lanka.

Ma Roth ne ha pure per Germania, Francia e Regno Unito "compiacenti" nei confronti di Pechino. E per il presidente americano Obama "che non interviene con energia" con Hu Jintao, con il quale "si trova a corto della sua proverbiale eloquenza".

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SDA-ATS