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Malgrado il divieto tassativo del ministero dell'Interno a qualsiasi forma di manifestazione, ieri, dopo la giornata della collera di mertedì, i manifestanti sono tornati in strada al Cairo e in numerose città egiziane. Secondo l'emittente araba Al Jazira, questa notte si sono ancora avuti scontri Al Cairo. Da martedì un migliaio di persone è stato arrestato.

Al Jazira precisa che al momento nella capitale egiziana la situazione sembra tranquilla. Secondo i corrispondenti dell'emittente araba, i dimostranti antigovernativi sono tuttavia pronti anche oggi a nuove manifestazioni, e "non sembrano avere intenzione" di fermarsi.

Ieri al Cairo ci sono stati disordini anche davanti al ministero degli Esteri e alla sede del partito democratico al potere ma non è chiaro se ci siano state vittime come avvvenuto ieri a Suez. Le forze di sicurezza sono intervenute pesantemente per disperdere i manifestanti, soprattutto proprio a Suez fra l'altro sparando proiettili di gomma, ma anche al Cairo dove centinaia di persone si sono radunate davanti alle sedi del sindacato dei giornalisti e di quello degli avvocati prima di essere caricate dalle forze di sicurezza, con idranti e manganelli.

Fonti della sicurezza e mediche hanno segnalato la morte di un manifestante e di un poliziotto, poi smentite da un'altra fonte delle forze dell'ordine secondo la quale il decesso di un agente e di una donna non è legato ai disordini ma ad un incidente stradale avvenuto in centro della capitale. Al Cairo, peraltro, ieri l'altro un agente di polizia era morto nella calca durante una delle cariche.

La situazione in serata si è fatta particolarmente tesa a Suez dove è stato imposto il coprifuoco in tre piazze cittadine, in una delle quali i manifestanti hanno appiccato il fuoco ad un commissariato e lanciato molotov contro la sede locale del partito del presidente Hosni Mubarak. Almeno 70 i feriti e una sessantina gli arresti in un clima di violenza e tensione acuitasi quando la famiglia di uno dei manifestanti ucciso martedì ha deciso di non autorizzarne la sepoltura prima dell'autopsia.

Al Cairo le violenze hanno preso una piega più drammatica quando le forze dell'ordine hanno cominciato ad usare proiettili di gomma per disperdere i rimanenti manifestanti, che in serata hanno preso di mira per breve tempo il ministero degli Esteri e la sede del partito di Mubarak.

Per tutta la giornata l'ordine tassativo era quello di impedire alla protesta di arrivare di nuovo alla grande piazza Tahrir, che i manifestanti hanno "occupato" per varie ore il giorno prima per poi essere dispersi in nottata.

Agenti in assetto antisommossa hanno presidiato la piazza al centro del Cairo per tutto il pomeriggio e numerose persone vi sono state arrestate. Complessivamente sono circa 500 i fermi di ieri in tutto l'Egitto, di cui 90 al Cairo. Ventisei sono giornalisti, dei quali due stranieri: uno lavora per il britannico Guardian e l'altro per l'americana Associated Press.

Secondo quanto riferisce oggi un responsabile della sicurezza, almeno mille persone sono state arrestate dall'inizio delle manifestazioni di protesta, martedì scorso.

Le manifestazioni, che hanno sempre come slogan principali quelli che chiedono l'uscita di scena del rais, Mubarak, sono senza precedenti in questo Paese e hanno alimentato voci di fughe all'estero di importanti personalità del regime. Voci smentite, così come è stata smentita quella circolata per tutta la giornata, dell'imposizione del coprifuoco in varie regioni del paese, inclusa la capitale.

Gli organizzatori hanno lanciato appelli per sms e facebook a partecipare a nuove proteste di massa venerdì, dopo la preghiera di mezzogiorno.

Venerdì ritornerà in patria anche Mohamed El Baradei, ex capo dell'AIEA (l'agenzia atomica internazionale dell'ONU), che finora aveva vissuto tutta la protesta stando fuori dall'Egitto. El Baradei ha deciso di rientrare per partecipare alle manifestazioni di venerdì, dando un sapore più politico alla rivolta, che finora ha visto come protagonisti i giovani e gli studenti.

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SDA-ATS