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ROMA - Adorata dai bambini che la vedono come una nonna buona dispensatrice di dolci e caramelle, condannata senza appello dalla Chiesa perché, con i suoi vagabondaggi notturni, "offusca" l'arrivo dei re Magi proprio nella stessa notte, e da sempre rappresentata con un naso bitorzoluto e un fazzoletto che proprio non le dona: da quando esiste, la Befana non ha mai avuto vita facile.
Il suo nome deriva da Epifania ("manifestazione" della divinità), ma le sue origini tutte italiane, che si perdono nella notte dei tempi, discendono da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fondono con elementi folcloristici e cristiani. Come altre tradizioni popolari italiane, molti le attribuiscono un'origine "rurale" pagana. Anticamente, infatti, nella dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale che coincide con la fine delle festività natalizie, si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso la figura pagana di Madre Natura.
La notte del 6 gennaio Madre Natura, stanca dopo aver speso tutte le sue energie nel corso dell'anno, si manifestava sotto forma di una vecchia ma benevola strega che, ormai rinsecchita e decrepita, solcava i cieli con una scopa. Il suo aspetto orrendo la rendeva figura ideale per essere vittima sacrificale, pronta ad essere bruciata come un ramo per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come una giovinetta dando origine ad un nuovo, proficuo anno.

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SDA-ATS