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Euro; ingresso Estonia, patto e fondo priorità

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 dicembre 2010 - 19:38
(Keystone-ATS)

BRUXELLES - Dopo un anno passato in trincea, a respingere gli assalti della speculazione internazionale, la zona dell'euro comincia il 2011 accogliendo un nuovo membro, il diciassettesimo. Dal 1/o gennaio l'Estonia abbandona la sua corona e adotta la moneta unica.
Manda così un segnale di fiducia sulla capacità di tenuta e di sviluppo di Eurolandia che nel 2011 dovrà consolidare la risposta alla crisi, con la riforma della governance economica e del patto di stabilità e di crescita e la costituzione di un fondo 'salva-stati' permanente. Quello temporaneo, creato in maggio da Ue e Fmi e dotato in totale di 750 miliardi di euro, scade nel giugno 2013.
L'Estonia è il terzo paese ex comunista che adotta la moneta unica, dopo la Slovenia e la Slovacchia. Il suo ingresso porta a 330 milioni i cittadini Ue che condividono la stessa moneta e a 8.956 miliardi di euro il Prodotto interno lordo di tutta l'area, che per ricchezza si colloca alle spalle degli Usa, ma davanti a Giappone e a Cina.
Le difficoltà della zona euro, che hanno avuto nel 2010 il loro picco con la necessità di un aiuto finanziario a Grecia e Irlanda, non hanno spaventato la piccola repubblica baltica, che ha conti in ordine e che nel 2010 ha fatto ripartire il suo Pil, dopo il crollo verticale di 14 punti registrato nel 2009. Al contrario, la crisi dell'euro ha rallentato la corsa verso la divisa europea di paesi come la Polonia, la Repubblica ceca e l'Ungheria. Varsavia ha posticipato il probabile ingresso al 2015. Il nuovo governo ceco ha dichiarato di non avere intenzione di fissare un traguardo nei suoi prossimi quattro anni. Mentre per l'esecutivo conservatore ungherese di Viktor Orban l'ingresso in Eurolandia non è più d'attualità.
Queste dichiarazioni sono state accolte con perplessità a Bruxelles: nel 2011 l'Ungheria e la Polonia si divideranno i due semestri di presidenza della Ue e l'obiettivo prioritario di salvare "il soldato euro" passerà quindi nelle mani di due paesi che non condividono la moneta unica.
Presentando il programma della propria presidenza a Bruxelles, il ministro ungherese degli esteri Janos Martonyi, ha inviato messaggi rassicuranti. "Non c'è niente di più importante che calmare i mercati e lasciarci la crisi alle spalle. Contiamo di arrivare al termine del nostro semestre, a fine giugno, con tutte le leggi per la nuova governance e un maggiore coordinamento delle politiche economiche.
Se riusciamo a fare questo, saremo riusciti a rendere un grande servizio a tutta l'Unione europea", ha dichiarato Martonyi. Entro marzo, i 27 intendono discutere la bozza del fondo permanente anti-crisi e chiudere la riforma del Patto di stabilità e di crescita. La task force del presidente della Ue Herman van Rompuy è alle prese con gli ultimi nodi - quelli più spinosi - da risolvere: le sanzioni per i paesi che non rispettano i vincoli comuni per deficit e debito e i criteri con cui tenere in conto il debito privato, oltre che quello pubblico.
Insieme alla difesa dell'euro, il primo semestre del 2011 sarà dedicato allo sviluppo dell'agenda 2020 per la crescita e la competitività. Il primo vertice sotto presidenza ungherese (il prossimo 4 febbraio) sarà dedicato alla creazione di un mercato unico dell'energia e all'innovazione industriale. In questo ambito, Budapest promette di riaprire i negoziati a 27 per il brevetto europeo e tenere in considerazione le proteste di Spagna e Italia contro il regime tri-linguista, imposto dalla maggioranza degli stati membri.

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