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BERLINO - All'indomani dell'annuncio di una maxi-manovra finanziaria da oltre 80 miliardi di euro in quattro anni da parte del governo tedesco, opposizione e sindacati in Germania accusano la cancelliera Angela Merkel di avere colpito soprattutto i più poveri, salvando così le fasce di reddito più elevate.
Secondo la Segretaria generale dei socialdemocratici (Spd), Andrea Nahles, si tratta di misure "estremamente vigliacche" perché i più poveri soffrono, mentre "coloro che hanno causato la crisi vengono risparmiati".
Molto critico anche il leader della confederazione dei sindacati tedeschi (Dgb), Michael Sommer, secondo il quale l'annunciata riduzione dei sussidi alla disoccupazione - che per il governo dovrebbe spingere maggiormente i disoccupati a cercare un impiego - in realtà provocherà un aumento della disoccupazione.
Intervistato dal quotidiano "Rhein Neckar Zeitung", Sommer si è detto pronto a dare battaglia, anche contro la prevista riduzione dei posti di lavoro nel settore pubblico, dove la manovra punta a tagliare fino a 15mila dipendenti entro il 2014.
In un commento alla manovra, lo "Spiegel" online scrive oggi che con questo pacchetto di austerità il governo ha "finalmente cominciato a governare". Tuttavia, aggiunge, la Merkel si trova adesso in una situazione difficile poiché la coalizione è nel mezzo di una "enorme crisi di fiducia" da parte degli elettori e se non riuscirà a riconquistarla "rischia di perdere le prossime elezioni".
"Il deficit è arrivato solo con la crisi", ha commentato Gustav Horn, della Fondazione Hans Böckler, finanziata dai sindacati. "Vorrei che a pagare fosse anche la gente nel settore finanziario - ha proseguito -, che fossero anche i ricchi e non solo coloro che non guadagnano abbastanza".
Come è noto, la manovra lascia invariate le tasse sui redditi e l'Iva, ma nel solo settore del welfare prevede tagli per un totale di oltre 30 miliardi di euro tra il 2011 e il 2014, pari a circa il 35% della cifra complessiva.

SDA-ATS