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BERNA - Il conflitto di competenze tra guardie di confine e polizie cantonali non è affatto risolto, denuncia oggi Pierre Nidegger, presidente della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali della Svizzera (CCPCS). A suo avviso, il Corpo delle guardie andrebbe snellito trasferendo parte dell'organico alle polizie. In Ticino, malgrado i lunghi tempi per la firma di un accordo tra guardie e poliziotti, la collaborazione è invece "eccellente".
Dall'entrata della Svizzera nello spazio di Schengen, effettiva dal 12 dicembre 2008 per i confini terrestri (29 marzo 2009 per gli aeroporti), a nord delle Alpi le critiche all'operato del Corpo delle guardie di confine (Cgcf), accusato di assumere compiti di polizia, si susseguono regolarmente.
"Oggi le guardie operano all'interno del Paese e lavorano sul territorio dei Cantoni, che sono sovrani in materia di polizia", dichiara Nidegger in interviste alla "Liberté" e all'"Hebdo" pubblicate oggi. "Vogliamo un quadro legale chiaro".
In particolare nella Svizzera nordalpina continuano a suscitare malumore i controlli di pattuglie volanti sui treni, anche ben al di là della fascia di confine. Nidegger fa soprattutto riferimento alle richieste di documenti ai passeggeri dei treni intercity sulla linea tra Berna e Losanna.
Molto critica nei confronti del Cgcf anche la consigliera di Stato sangallese Karin Keller-Sutter (PLR), vicepresidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CCDGP). "Il corpo delle guardie di confine si sta trasformando, senza ammetterlo, in una polizia federale. Cerca missioni e crea doppioni col lavoro delle polizie cantonali: una situazione insoddisfacente", dice all'"Hebdo".
Per evitare conflitti, 20 Cantoni hanno sottoscritto un accordo che precisa le competenze rispettive di polizia e Cgcf. Inoltre un trattato è attualmente negoziato da Soletta. Invece "per Friburgo siamo tuttora in attesa dell'offerta della direzione delle dogane", afferma alla "Liberté" Nidegger, che è comandante della polizia cantonale friburghese.
Ogni Cantone negozia individualmente le competenze da accordare ai doganieri. Ad esempio "Neuchâtel e Giura hanno ceduto molti compiti al Cgcf; Vaud un po' meno", precisa Nidegger. I compiti delle guardie variano dunque da cantone a cantone, rendendo il lavoro difficile. Sui treni provenienti da Berna e diretti a Losanna, i doganieri a Flamatt (FR), sulla frontiera intercantonale, "si siedono, bevono un caffè e aspettano che il convoglio sia uscito dal Canton Friburgo per riprendere le operazioni. È un po' ridicolo", dice Nidegger.
Il Ticino ha firmato un accordo lo scorso 28 aprile, ma "la collaborazione tra guardie e polizia cantonale è sempre stata ottima", ha detto all'ATS Davide Bassi, aiutante di Stato maggiore al Comando delle guardie di confine regione Ticino e responsabile delle relazioni pubbliche. In Ticino "i rispettivi comandanti si trovano regolarmente e i corpi collaborano sul terreno con pattuglie miste".
I lunghi tempi per la firma di un accordo, che era praticamente già pronto nel gennaio del 2009, non dipendono da tensioni tra i due corpi, sottolinea Bassi. Il testo è estremamente dettagliato - prevede ad esempio persino la suddivisione dell'importo delle contravvenzioni per mancata utilizzazione delle cinture, che possono ora essere inflitte anche dal Cgcf (quest'ultimo opera però prioritariamente nel controllo delle merci e dell'identità) - ed ha dovuto essere tradotto accuratamente in tedesco.
In assenza di una situazione altrettanto rosea, al nord delle Alpi le proposte per risolvere la situazione si moltiplicano. La Keller-Sutter chiede la dissoluzione del Cgcf e la sua integrazione ai corpi di polizia. È invece meno radicale Nidegger, che auspica una riduzione dell'organico delle guardie da 2000 a 1000, trasferendo il migliaio di doganieri in esubero alle polizie cantonali (pur mantenendo lo statuto di funzionario federale). Questi uomini costituirebbero una "riserva nazionale di polizia" che potrebbe essere impiegata in circostanze particolari come il vertice del G8 a Evian (F), gli europei di calcio e il Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR).

SDA-ATS