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India: estremisti indù responsabili per stragi 2006-2008

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 gennaio 2011 - 11:05
(Keystone-ATS)

NEW DELHI - La confessione di un leader religioso indù ha riaperto una serie di processi per una serie di stragi compiute in India tra il 2006 e il 2008 e finora attribuite a gruppi estremisti islamici. Il religioso Swami Aseemanand, arrestato in novembre, ha ammesso la responsabilità nell'organizzazione degli attentati contro un treno diretto in Pakistan, una moschea a Hyderabad, un santuario sufi a Ajmer e alcune bombe piazzate su biciclette nella città meridionale di Malegaon.
Secondo quanto rivelato da un settimanale indiano, il "santone", 59 anni, ha ammesso che le azioni erano stati commesse per vendicare le vittime del terrorismo islamico e che c'è il coinvolgimento dei gruppi dell'estrema destra indù legati al principale partito dell'opposizione Bjp (Bharatya Janata Party o Partito del popolo indiano).
In un primo momento, la polizia aveva puntato il dito contro i gruppi della jihad indiana, ma in seguito i sospetti si sono concentrati sulla pista indù, tanto che lo scorso anno erano stati arrestati alcuni sospetti, tra cui un ufficiale dell'esercito.
Le nuove rivelazioni hanno anche indotto il Pakistan a chiedere dettagli delle inchieste in corso, creando un nuovo scontro diplomatico.

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