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Italia: Fli implode; ira di Fini, dietro abbandoni soldi premier

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 febbraio 2011 - 21:10
(Keystone-ATS)

Esplode a sera l'ira di Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera italiana, e spazza via tatticismi, minacce e imprecazioni, rimpianti e lamenti di un partito che si contorce, a quattro giorni dal suo malriuscito battesimo. A Fini non importa se Futuro e libertà per l'Italia (Fli) avrà ancora un gruppo al Senato, quanti futuristi se ne andranno alla Camera e dove. Non gli interessa se in virtù delle "tante armi seduttive di cui gode chi governa e dispone di un potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente" il Titanic del berlusconismo farà ancora qualche metro, dopo aver già centrato l'iceberg.

Dopo aver sopportato per giorni, il leader Fli scrive al 'Secolo' per dire che lui guarda fuori e non dentro al Palazzo. E scaglia il suo anatema contro chi "vista l'aria che tira nel Palazzo", sta magari pensando di andare ad "allargare la fragile maggioranza" del Cavaliere. Cosa del tutto "verosimile", giacché "la difficoltà di Fli e la ritrovata baldanza dei gerarchi del Popolo delle libertà (Pdl) sono tutti fenomeni interni al ceto politico, sentimenti di chi teme per il proprio status di ministro o di parlamentare o di chi aspira a divenire sindaco, assessore, o per lo meno consigliere comunale". Giochi di palazzo, insomma.

"Nella società il clima è diverso - guarda altrove Fini - c'è preoccupazione per la situazione economico-sociale, indignazione per il degrado in primo luogo morale che caratterizza lo scontro politico, sbigottimento per l'immagine negativa che le note vicende danno dell'Italia nel mondo, angoscia per il futuro dei più giovani". C'è insomma "un'Italia tutt'altro che apatica e rassegnata", "largamente maggioritaria nel Paese reale, quanto minoritaria nell'attuale Parlamento"; "un'Italia moderata che ha votato centrodestra e che non si rassegna a vedere traditi o dimenticati i propri convincimenti e ideali". È su quell'Italia che Fini torna a lanciare la sua opa (offerta pubblica d'acquisto), come già aveva fatto a Mirabello e poi ancora a Bastia Umbra e a Milano.

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