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Mladic: nazionalisti in piazza, scontri a Belgrado

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 maggio 2011 - 07:46
(Keystone-ATS)

Violenti scontri fra polizia e ultranazionalisti hanno turbato ieri sera a Belgrado una manifestazione nella quale oltre diecimila persone hanno inneggiato a Ratko Mladic, l'ex generale serbo-bosniaco catturato giovedì scorso dopo 16 anni di latitanza, che è in attesa di essere estradato al Tribunale penale dell'Aja (Tpi) con l'accusa di genocidio e crimini contro l'umanità.

Controllati a vista da massicci cordoni di agenti antisommossa, i dimostranti - tra musiche patriottiche e bandiere nazionaliste con l'effigie del 'comandante' - hanno scandito a lungo slogan in onore di Mladic e contro il presidente Boris Tadic, definito uno "sporco traditore degli interessi della Serbia", avendo avallato la cattura dell' "eroe" e la sua consegna al Tribunale dell'Aja.

Al termine del raduno, scontri fra alcune centinaia di estremisti violenti e forze di polizia sono scoppiati non lontano dal luogo della manifestazione, con i teppisti che hanno bersagliato gli agenti con sassi, bottiglie e altri oggetti. È intervenuta anche la polizia a cavallo. In nottata il ministro dell'interno Ivica Dacic ha parlato di un bilancio di 111 arresti e di una trentina di feriti, 21 dei quali poliziotti. La situazione è successivamente tornata alla calma e sotto il controllo delle forze dell'ordine.

"La Serbia ha dignità e onore, e noi siamo venuti qui per lavare la vergogna che ci ha versato addosso Boris Tadic", ha detto ai dimostranti Dragan Todorovic, vicepresidente del Partito radicale serbo (Srs, ultranazionalista), organizzatore del raduno. Leader del partito è Vojislav Seselj, attualmente sotto processo al Tpi dell'Aja con l'accusa di crimini di guerra.

"Tadic non è la Serbia" si leggeva su un grande striscione sistemato intorno al palco allestito sulla spianata antistante il Parlamento nel centro di Belgrado. In tanti indossavano magliette con l'effigie di Mladic e lo slogan "È forse un crimine difendere la Serbia?". Numerosi gli striscioni e i cartelli con il ritratto dell'ex generale e slogan patriottici e nazionalistici.

"La nostra legge vieta l'estradizione in un altro paese di persone non in grado di affrontare un processo", ha detto dal palco il figlio di Ratko Mladic, Darko, che era affiancato dalla madre Bosiljka e dai familiari di Seselj. "Mio padre non è un criminale, lui ha solo difeso il popolo serbo e ha evitato un nuovo massacro di serbi come quello avvenuto (nella seconda guerra mondiale) a Jasenovac (il campo di concentramento in Croazia dove morirono decine di migliaia di cittadini serbi, ndr)", ha aggiunto Darko Mladic che ha poi invitato "tutti gli onesti generali russi, americani, canadesi e di altri paesi che furono in contatto con Mladic a dire la verità su di lui".

In una atmosfera di forti sentimenti antioccidentali - con urla e fischi contro gli Usa e la Nato - gli oratori hanno esaltato l'operato di Mladic, un "autentico eroe serbo", che ha solo operato per il bene del sui popolo. "Io ho conosciuto Ratko Mladic. Sono stato io a baciargli la mano e non gli ho permesso che fosse lui a baciare la mia", ha detto Ilarion Djurica, un prete ortodosso parroco di una chiesa a Banovo Bredo, un quartiere residenziale di Belgrado. "Ciò per la grande stima di un uomo che ha solo fatto del bene a noi serbi" durante la guerra, ha aggiunto.

"Il generale Mladic è il nostro orgoglio. Se non ci fossero state persone come lui tutti i serbi sarebbero stati uccisi", ha affermato da parte sua Dragan Banovcanin, un manifestante venuto apposta da Srenska Mitrovica, città a ovest di Belgrado.

Tutti gli oratori alternatisi sul palco hanno chiesto le dimissioni del governo, accusato di essere supino ai voleri di Washington e Bruxelles. La manifestazione si è svolta nella calma pur se in una atmosfera di forte tensione politica per l'astio mostrato contro la dirigenza di Belgrado. Al termine del raduno di fronte al parlamento frange di teppisti violenti sono entrati in azione contro le forze di polizia, nonostante lo stesso Ratko Mladic avesse lanciato un appello alla calma e a evitare scontri di piazza.

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