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Mladic sfida Tpi, accuse odiose, ho difeso patria

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 giugno 2011 - 17:21
(Keystone-ATS)

Ratko Mladic, l'ex generale serbo bosniaco accusato dal Tribunale penale internazionale (Tpi) dell'Aja di genocidio e crimini di guerra e contro l'umanità per la guerra di Bosnia, si è rifiutato oggi di dichiararsi "colpevole o innocente".

Alla sua prima apparizione davanti ai giudici, Mladic ha definito le accuse "ripugnanti" e le parole contenute nell'atto di imputazione "odiose" e "mostruose".

Il giudice olandese Alphons Orie ha quindi convocato una nuova udienza tra 30 giorni, come previsto dalla procedura, il prossimo 4 luglio.

Dichiarandosi "estremamente malato" e sottoposto "a forte stress", il 69enne Mladic è sembrato solo un po' più magro rispetto alle foto che lo ritraggono durante l'assedio sanguinoso di Sarajevo e nell'enclave bosniaca musulmana Srebrenica, dove 8000 ragazzi e uomini furono passati alle armi nel luglio del 1995.

L'ex ufficiale ha ascoltato con sguardo truce la lettura della sintesi del capo di imputazione di 37 pagine che racchiude le 11 accuse di cui deve rispondere, che il giudice gli ha imposto nonostante lui avesse detto di non volere sentirne neanche una parola.

Quando il giudice ha menzionato le sue responsabilità nell'assedio di Sarajevo e nella strage di Srebrenica, Mladic ha scosso vigorosamente la testa in segno di diniego e disapprovazione. Un sorriso ironico ha accompagnato la lettura dell'accusa sulla presa in ostaggio dei caschi blu dell'Onu che avevano il compito di difendere Srebrenica.

Ma la parte più drammatica dell'udienza è arrivata negli ultimi minuti, dopo una pausa dedicata ad una sessione privata chiesta da Mladic per parlare del suo stato di salute. Approfittando della presenza dei giornalisti di "tutto il mondo", Mladic si è lanciato in un comizio vero e proprio. "Ho difeso il mio popolo, la mia terra...ora difendo me stesso davanti a voi. Voglio solo dire che io voglio vivere per mostrare che sono un uomo libero", ha detto.

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