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BERNA - Il regista Roman Polanski ha deciso di rompere il silenzio e in una lettera aperta afferma che la richiesta di estradizione presentata alla Svizzera si basa su menzogne. Il testo, inviato al Corriere del Ticino, alla NNZ e a Le Temps, è stato pubblicato sul sito del "La règle du jeu", diretto dall'amico e filosofo Bernard-Henri Lévy.
Il regista afferma che "la domanda di estradizione indirizzata alle autorità svizzere è basata su una menzogna. I miei avvocati non hanno mai smesso di mettere in evidenza che ero stato tradito dal giudice, il quale aveva giurato il falso, e che avevo scontato la mia condanna. Il procuratore distrettuale aggiunto che si era occupato della vicenda negli anni Settanta, un uomo dalla reputazione irreprensibile, conferma infatti sotto giuramento le mie dichiarazioni, il che apporta una luce del tutto nuova sulla vicenda".
Polanski si riferisce ai 42 giorni scontati nel carcere di Chino, in California, nel 1977. Secondo il cineasta, incriminato negli Stati Uniti per aver avuto relazioni sessuali con una tredicenne, questa detenzione corrisponde alla pene alla quale avrebbe dovuto essere condannato e che quindi avrebbe già scontato.
Purtroppo, prosegue la lettera, "il nuovo procuratore distrettuale che chiede oggi la mia estradizione è in campagna elettorale e ha anch'egli bisogno di pubblicità, come il giudice che tanti anni fa voleva per me una nuova e più pesante condanna".

SDA-ATS