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Rom: scontro Francia-Romania a conferenza Consiglio d'Europa

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 ottobre 2010 - 21:46
(Keystone-ATS)

STRASBURGO - La conferenza sui rom organizzata a Strasburgo dal Consiglio d'Europa si è conclusa con uno scontro tra Francia e Romania.
Dopo la lettura della dichiarazione finale si è infatti verificato un acceso scambio di vedute tra il ministro del lavoro rumeno, Valentin Mocanu, e il ministro per gli affari europei francese, Pierre Lellouche. Pomo della discordia, il paragrafo della dichiarazione in cui si asserisce che "la responsabilità primaria della promozione dell'inclusione dei rom spetta agli Stati di cui questi sono cittadini o in cui hanno risieduto legalmente per lungo tempo".
Mocanu ha specificato che per il governo rumeno "risieduto per lungo tempo" equivale a dire 'per almeno tre mesì. La reazione di Lellouche non si è fatta attendere: "La libera circolazione dei cittadini non significa libertà di risiedere ovunque si vuole e non può essere utilizzata come scusa per non assumersi le proprie responsabilita", ha affermato, sostenendo come tutti gli Stati membri della Ue sono tenuti a prendersi cura dei loro cittadini.
L'accordo è stato invece raggiunto sul resto della dichiarazione, che contiene una lista di priorità su cui gli Stati si impegnano a lavorare. Tra queste c'è quella di "introdurre misure effettive per evitare che vi siano apolidi e per garantire l'accesso ai documenti di identificazione ai rom che risiedono legalmente entro i confini dello Stato".
Un'altra priorità evidenziata nel testo è quella di "promuovere l'effettiva partecipazione dei rom nella vita sociale, politica e civica, inclusa la partecipazione dei rappresentanti rom negli organismi pubblici che prendono decisioni che riguardano questa comunita". Gli Stati inoltre si impegnano a garantire eguale ed effettivo accesso al sistema educativo ai bambini rom e metodi per assicurarne la frequenza scolastica, oltre a un accesso alla casa non discriminatorio. Sul fronte del lavoro, poi, ai Rom dovrà essere garantito un eguale accesso anche ai corsi di formazione e si dovrà pensare alla possibilità di riconoscere le capacità e le competenze acquisite al di fuori del sistema scolastico.

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