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Siria: bombe su città vicine a Homs, fuga civili in Libano

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 marzo 2012 - 19:51
(Keystone-ATS)

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa sta distribuendo aiuti nei dintorni di Bab Amro, il quartiere ribelle della martoriata città siriana di Homs, ma per ora continua a non avere accesso al cuore della roccaforte anti-Assad, ormai di nuovo in mano ai soldati del regime. "Abbiamo avuto il permesso - ha spiegato un responsabile a Damasco - ma ancora non abbiamo potuto muoverci dalle periferie ... E siamo veramente molto preoccupati per la popolazione civile".

Intanto le truppe di Bashar el Assad hanno ampliato il loro raggio d'azione, bombardando due località a poche decine di chilometri da Homs, Qseir (a sud) e Rastane (a nord): il bilancio provvisorio parla di numerosi morti tra cui, nella seconda località, sei membri di una stessa famiglia che si trovavano riuniti in un edificio colpito in pieno da un proiettile d'artiglieria. Davanti a una scuola di Aleppo, seconda città della Siria situata più a nord, è inoltre saltato in aria un ragazzino di 10 anni che aveva preso in mano un ordigno abbandonato in strada. Sempre ad Aleppo sono segnalati disordini anche nella zona universitaria dove le forze dell'ordine hanno usato i lacrimogeni per disperdere una manifestazione di studenti della facoltà di Agraria.

La situazione più problematica per la popolazione resta comunque quella di Homs e del distretto di Bab Amro, oltre che delle località dei dintorni. A Qseir, tra l'altro, stanno transitando centinaia di civili che hanno abbandonato tutto e stanno cercando di raggiungere il Libano. Un responsabile dell'Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati) ha riferito che sono almeno duemila gli sfollati che si stanno dirigendo verso il confine o che l'hanno già attraversato nelle ultime ore. "Ci aspettiamo che il loro numero aumenti", ha aggiunto il funzionario.

La Croce Rossa internazionale, in attesa di poter effettivamente entrare a Bab Amro, sta cercando di dare assistenza anche a questi profughi. Ma la preoccupazione maggiore resta quella per il martoriato quartiere di Homs dove fa molto freddo e dove, dopo settimane di assedio e bombardamenti d'artiglieria, scarseggiano cibo, carburante, medicine e attrezzature sanitarie.

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