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BANGKOK - Mentre sale il bilancio delle violenze di ieri a Bangkok (ora si contano 20 morti e oltre 850 feriti), il giorno dopo le peggiori violenze politiche in Thailandia dal 1992 vede governo e sostenitori dell'ex premier Thaksin Shinawatra accusarsi a vicenda sulla responsabilità di aver iniziato gli scontri. In un gesto di distensione i manifestanti hanno però rilasciato i cinque militari che ieri erano stati presi in ostaggio.
Secondo Panitan Wattanayagorn, portavoce del governo di Abhisit Vejjajiva, l'esercito - che ha perso 4 uomini e conta 200 feriti tra i suoi ranghi, di cui 90 in condizioni gravi - ha sparato solo per autodifesa e senza utilizzare proiettili veri; diversi testimoni oculari sostengono però il contrario. Panitan ha denunciato l'uso di lanciagranate, kalashnikov e bombe a mano da parte dei manifestanti. Alcune immagini diffuse dalle tv thailandesi mostrano anche cecchini appostati sui balconi, senza però chiarire se si tratti di militari o di militanti delle camicie rosse.
Dal palco vicino al ponte di Phan Fah, dove da ieri si sono radunate migliaia di dimostranti, i leader della protesta antigovernativa hanno accusato Abhisit di avere "le mani sporche di sangue", esibendo le armi sottratte ieri ai militari e negando qualsiasi disponibilità al negoziato. La folla ha anche allontanato in malo modo alcuni reporter delle tv thailandesi, tacciandoli di faziosità. I manifestanti hanno però accettato di liberare i cinque soldati catturati ieri; seppur fisicamente provati e feriti, non sono in gravi condizioni.
In mattinata, alcune migliaia di "rossi" hanno assediato per la seconda volta la sede della Thaicom, dal cui satellite passa la trasmissione del "Canale del popolo" filo-Thaksin. Dopo alcune scaramucce con i poliziotti a difesa del complesso, la società ha accettato di rimettere in onda l'emittente, oscurata dalle autorità con l'accusa di "seminare disinformazione".

SDA-ATS