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Dopo i familiari, fermati a decine nei giorni della 'rivoluzione dei gelsominì, ora è la volta dei più stretti collaboratori dell'ex presidente della Repubblica tunisina a finire in carcere. Ieri sera, come riferiscono oggi alcuni quotidiani, sono stati arrestati tre dei più stretti collaboratori di Zine ben Abidine Bel Ali. Si tratta di Abdelwaheb Abdallah, di Abdelaziz Ben Dhia e di Abdallah Kallel, che erano stati messi agli arresti domiciliari dopo il 14 gennaio, considerata la data ufficiale della caduta del regime.

Secondo quanto riferiscono i media tunisini, le accuse nei loro confronti sono di alto tradimento e di complotto contro la sicurezza dello Stato. L'accusa di alto tradimento - per la quale il codice tunisino prevede la pena di morte - è quella che il primo ministro a interim, Beji Caid Essebsi, ha sollecitato per Ben Ali. Per eseguire i provvedimenti restrittivi, emessi da un giudice istruttore della capitale, è stata mobilitata una unità speciale della Guardia nazionale, appoggiata da militari dell'Esercito. I tre ex collaboratori di Ben Ali sono stati trasferiti nella caserma di El Aouina, dove sono reclusi molti dei componenti del clan familiare di Ben Ali.

Montasser Lataief, un suo nipote, è stato arrestato ieri sera, nell'aeroporto di Monastir, da dove stava cercando di fuggire all'estero. Singolare il fatto che a segnalare la presenza di Lataief nello scalo siano stati quelli che, formalmente, erano i suoi ex colleghi. Lataief, infatti, era dipendente dell'aeroporto, da cui percepiva uno stipendio molto alto senza, peraltro, svolgere alcuna funzione. Nel momento dell'arresto, l'uomo è stato trovato in possesso di una forte somma di denaro.

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SDA-ATS