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Tunisia: polizia spara gas lacrimogeni su dimostranti

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 maggio 2011 - 19:24
(Keystone-ATS)

Nel quarto giorno consecutivo di proteste anti-governative, la polizia tunisina oggi ha usato gas lacrimogeni per disperdere i dimostranti che a Tunisi chiedevano le dimissioni del governo e del primo ministro Beji Caid Sebsi. La nuova dimostrazione si è svolta dopo l'imposizione di un coprifuoco nella capitale. Ieri circa 70 persone sono state arrestate per gli incidenti nel centro di Tunisi.

Oggi, circa 200 persone si sono radunate sui gradini del teatro municipale e sulle due arterie del viale Bourghiba, nel centro di Tunisi, e hanno intonato l'inno nazionale. Poi hanno scandito slogan contro la polizia e le forze dell'ordine hanno intimato loro col megafono di "tornare a casa" e di "allontanarsi dalle strade", ma la folla ha ripreso a scandire "governo, vattene" e "sbirri, banda di codardi". Quando la polizia ha sparato i lacrimogeni, i manifestanti si sono dispersi nel strade e stradine adiacenti e poi sono tornati in piccoli gruppi sul viale Bourghiba.

Intanto, il ministero dell'Interno, con un comunicato diramato dalla Tap, ha precisato che sono una settntina le persone arrestate ieri dalla polizia per gli incidenti nel centro di Tunisi. Molte delle persone arrestate hanno precedenti penali. Nel corso degli incidenti sono stati danneggiati esercizi commerciali nelle zone di Sidi Hassine e del Kram (dove c'è il grande spazio dedicato alle esposizioni) nella "Grand Tunis". Altri incidenti, con saccheggi, si sono registrati a Sidi Bouzid, dove è stato anche incendiata la sede della Direzione regionale dell'Agricoltura.

Le stesse fonti del Ministero dell'Interno hanno poi reso noto che cinque posti di polizia e della Guardia nazionale sono stati incendiati a El Mnihla, Intilaka, El Mourouj, Ibn Khaldoun e Kasserine.

La situazione è esplosiva a Sidi Bouzid (la città da dove, con il suicidio di un giovane commerciante ambulante, prese il via la "rivoluzione"): la caserma della Guardia nazionale e quella della polizia stradale sono state incendiate. I manifestanti hanno rimosso i segnali stradali e hanno incendiato dei pneumatici, distruggendo le vetrine di molti negozi e le insegne di uffici pubblici.

Incendiati anche il posto di polizia e la stazione dei trasporti pubblici di Meknassi e due altre caserme (della polizia e della Guardia nazionale) a Regueb.

Molti cittadini, pacificamente, hanno fatto delle manifestazioni per chiedere giustizia contro i corrotti e l'avvio di una seconda "rivoluzione".

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