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ZURIGO - La 16enne uccisa dal padre pachistano lo scorso 10 maggio a Zurigo è stata seppellita senza che né la madre, né il compagno della ragazza abbiano potuto assistere al funerale, in una cerimonia blindata dalla polizia: lo denuncia Saida Keller-Messahli, presidente del Forum per un islam progressista, che parla di una situazione vergognosa e più in generale di un caso scandoloso per le autorità.
"È un malcostume nell'Islam che le donne musulmane non possano partecipare alle esequie", spiega Keller-Messahli in un'intervista pubblicata oggi dal "Blick". "Gli uomini pretendono in modo autoritario di poter svolgere da soli il funerale, senza tenere in considerazione i sentimenti delle madri". A suo avviso si tratta di una "consuetudine estremamente disumana, che discrimina le donne". "È terribile che una mamma non possa accompagnare il figlio alla tomba".
Alla celebrazione funebre non ha partecipato nemmeno Louis, il 18enne legato sentimentalmente a Swera e che secondo quanto da lui stesso affermato era osteggiato dalla famiglia della compagna. "È cristiano: questi uomini conservatori vedono in ciò un crimine. A lui è attribuita la colpa della tragedia, ecco perché è stato escluso", osserva Saida Keller-Messahli. La specialista di Islam afferma di non avere nessuna comprensione per questi atteggiamenti. "Non è ammissibile: le persone che più erano vicine a Swera non hanno potuto partecipare al suo funerale".
Anche le circostanze in cui si è svolta la cerimonia stanno facendo discutere. Venerdì mattina il cimitero di Zurigo-Witikon era presidiato dalla polizia. Secondo il "Blick" gli agenti avevano il mitra a tracolla, sebbene non si avesse notizie di minacce particolari, e controllavano chi voleva accedere all'area.
"Mi indigna il fatto che la cerimonia si sia svolta così in segreto e sotto la protezione della polizia. (...) Il funerale di Swera è stato una vergogna", denuncia Keller-Messahli. "Non si sarebbe dovuto lasciare la regia della cerimonia a uomini musulmani: sarebbe spettato all'autorità tutoria prendere in mano la situazione". Dietro al feretro avrebbero dovuto trovar posto la madre, le sorelle, il fidanzato, i compagni di scuola, ma anche altre persone: "il caso ha scosso l'opinione pubblica, si sarebbe dovuto lasciare che partecipasse alle esequie", sostiene l'esperta.
Keller-Messahli punta il dito anche contro i politici. "Mi aspettavo che fosse presente qualcuno della città di Zurigo, per esempio la sindaca, e che tenesse un discorso chiaro: avrebbe dovuto mandare un messaggio esplicito, dicendo: 'i padri non possono disporre della vita delle loro figlie, i ragazzi non sono di loro proprietà': il mondo politico ha perso l'occasione di prendere posizione".
La presidente del Forum per un islam progressista non esita a parlare di scandalo anche per come la vicenda è stata trattata in precedenza. "Le autorità tutorie avrebbero dovuto ricorrere a una donna, e non a un uomo, come consulente famigliare. Con un musulmano c'è sempre il pericolo che leghi con il padre e sostenga i suoi interessi, invece di aiutare la parte femminile della famiglia".
Secondo la specialista zurighese per evitare tragedie simili in futuro gli insegnanti dovrebbero guardare con attenzione ai giovani con genitori musulmani e condurre regolari colloqui per scoprire se vengono messi sotto pressione dalla famiglia: se questo è il caso, occorre agire rapidamente. "Swera ha mandato diversi segnali, ma non sono stati presi seriamente in considerazione", si rammarica Keller-Messahli.
Il caso di Swera sta facendo molto discutere a Zurigo. Il delitto era avvenuto il 10 maggio: dopo una violenta lite il padre 51enne aveva ucciso la ragazza, naturalizzata svizzera, con un'ascia. L'uomo, che si trova ora rinchiuso in una clinica psichiatrica, aveva telefonato alla polizia raccontando il fatto di sangue. La ragazza era stata ritrovata senza vita nell'appartamento del quartiere di Höngg abitato dalla famiglia pachistana, composta dai genitori e da quattro figli: la primogenita Swera, due ragazzine di 15 e 12 anni e un bambino di 9 anni.
L'autorità tutoria era intervenuta nel 2007 nominando dei patrocinatori per i quattro figli, a quanto sembra in seguito alle violenze commesse dall'uomo sui famigliari. Stando ai vicini i litigi erano all'ordine del giorno: all'origine dei problemi - riportano i media - vi era il fatto che il 51enne non sopportava i modi e i valori "all'occidentale" che stava assumendo la primogenita. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stato il furto di un pacchetto di sigarette.
Secondo il settimanale "Weltwoche" il pachistano era giunto in Svizzera come richiedente l'asilo nel 1985, tentando di farsi passare come profugo afghano. Si è poi presentato come renitente alla leva e all'inizio degli anni 90 è stato accolto per motivi umanitari in base alle norme sui casi di rigore. Nel 1992 è però tornato in Pakistan, si è sposato ed è rientrato l'anno dopo in Svizzera. Nonostante abbia sempre cercato e anche trovato un lavoro, la famiglia non è mai stata finanziariamente indipendente e ha quindi dovuto far ricorso all'aiuto sociale.

SDA-ATS