Navigation

Skiplink navigation

Crisi climatica

Perché lo scioglimento dei ghiacciai ci riguarda tutti

I ghiacciai alpini potrebbero scomparire entro la fine del secolo. Le conseguenze si faranno sentire non solo sulle montagne della Svizzera, ma in tutta Europa.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 ottobre 2020 - 13:37
Corinna Staffe (illustrazione)

I ghiacciai si stanno sciogliendo, ma questa non è una novità: dal 1850, il volume dei ghiacciai alpini si è ridotto di circa il 60%. A sorprendere è invece il ritmo con cui i 'giganti' delle Alpi si stanno rimpicciolendo.

Nel 2019 le perdite di massa glaciale hanno raggiunto "livelli record", scrive l'Accademia svizzera di scienze naturali. In sole due settimane durante l'estate, si sono perse 800 milioni di tonnellate di neve e ghiaccio, ciò che corrisponde a un cubo di ghiaccio di pressappoco un chilometro di lato, ha rilevato Matthias Huss, a capo della Rete di monitoraggio dei ghiacciai svizzeri. Malgrado le temperature relativamente miti dell'estate, anche il 2020 "può essere considerato un pessimo anno per i ghiacciai", osserva Huss.

Dall'era preindustriale, la temperatura in Svizzera è aumentata di quasi 2°C, il doppio rispetto alla media mondiale. Di questo passo, la metà dei 1'500 ghiacciai alpini - compreso il maestoso ghiacciaio dell'Aletsch, patrimonio dell'Unesco - scomparirà nei prossimi 30 anni. E se non si farà nulla per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, tutti i ghiacciai in Svizzera e in Europa rischiano di sciogliersi quasi completamente entro la fine del secolo, avvertono i ricercatori.

Contenuto esterno

Il declino dei ghiacciai, fenomeno peraltro ricorrente nella storia della Terra, sebbene su periodi più prolungati, inciderà negativamente sul nostro futuro? Difficile dirlo. Di sicuro ci costringe a prepararci a nuovi scenari. 

In Svizzera, uno di questo è l'accresciuto rischio di disastri naturali quali inondazioni, colate detritiche e frane. I laghi che si formano all'interno di un ghiacciaio rischiano di riversarsi improvvisamente a valle, spazzando via villaggi e infrastrutture. E con l'assottigliarsi del ghiaccio e dello strato di permafrost, le montagne diventano più instabili. Regolarmente, le immagini del cedimento dei versanti alpini fanno il giro del mondo.

Con lo scioglimento dei ghiacciai, la Svizzera perde un'importante riserva idrica che secondo le stime potrebbe garantire il consumo d'acqua potabile della popolazione svizzera per 60 anni.

La Svizzera continuerà a disporre di acqua a sufficienza, anche se la sua popolazione dovesse passare dagli attuali 8,5 ai 10 milioni nel 2050. Bisognerà però gestire diversamente le precipitazioni - che da nevose saranno sempre più liquide - per evitare i conflitti per l'acqua, sottolinea Paolo Burlando, professore di idrologia e di gestione delle risorse idriche al Politecnico federale di Zurigo.

La creazione di nuovi bacini di accumulo multiuso in montagna, nelle zone liberate dal ghiaccio, potrebbe offrire nuove opportunità per la produzione idroelettrica e l'agricoltura.

Più problematica potrebbe essere la situazione in Europa, in regioni situate a centinaia di chilometri dalle Alpi svizzere. A causa del minor apporto dello scioglimento della neve e dei ghiacciai, la portata dei grandi fiumi europei - Rodano, Reno, Danubio e Po - potrebbe sensibilmente diminuire in estate. Un calo del livello di fiumi e laghi che renderà più difficile la navigazione e il trasporto di merci da e verso la Svizzera.

Per preservare un patrimonio di importanza nazionale che ha contribuito a far conoscere la Svizzera nel mondo, gli scienziati hanno intrapreso una corsa contro il tempo. Sul Morteratsch, nei Grigioni, è stato lanciato un progetto per proteggere il ghiacciaio con la neve artificiale, un sistema che se avrà successo potrà essere impiegato anche sull'Himalaya e sulle Ande.

Ma la scienza nulla può se le emissioni di gas a effetto serra ad aumentare. In Svizzera, la lotta per proteggere i ghiacciai si sposta così dalle montagne alle sale della politica e alle urne elettorali. 

Depositata nel novembre 2019, l'iniziativa popolare 'Per un clima sano' (Iniziativa per i ghiacciai) chiede di ancorare nella Costituzione gli obiettivi dell'Accordo sul clima di Parigi e di azzerare le emissioni nette della Svizzera entro il 2050. Anche il governo federale intende raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo. È però contrario all'introduzione di un divieto generale dei carburanti e combustibili fossili, come invece auspicato dall'Associazione svizzera per la protezione del clima, all'origine dell'iniziativa.

Condividi questo articolo