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WTO: OK a Russia dopo 18 anni, vantaggi per tutti

(Keystone-ATS) La Russia, una delle più grandi economie del mondo, la 12/a sul piano commerciale (con 400 mld dlr di export e 250 mld dlr di import), entra nel WTO dopo 18 anni di faticosi negoziati diventandone il 154/0 membro.

L’ingresso è stato approvato oggi all’unanimità dalla conferenza ministeriale a Ginevra, dove si sono svolte e concluse le trattative iniziate nel lontano 1993, due anni dopo il crollo dell’Urss.

In tutto questo periodo la Russia ha cambiato volto ma finora, pur facendo parte del G8, del G20, del Consiglio di sicurezza dell’Onu e del Bric, era rimasta esclusa dal salotto internazionale degli scambi commerciali. Ora vi entrerà a pieno titolo dopo l’approvazione del parlamento e la ratifica del presidente, in ogni caso entro la prima metà del 2012. Unico ostacolo alla piena attuazione della membership russa resta l’emendamento Jackson-Vanik, un retaggio della guerra fredda che subordina gli scambi commerciali alla libera emigrazione e che il congresso Usa non ha ancora rimosso nonostante le promesse di Obama.

Per la Russia si apre una stagione nuova, ricca di sfide e di incognite, ma gli esperti sono concordi nel ritenere che i vantaggi saranno superiori agli svantaggi. Anche perché Mosca è riuscita a strappare un periodo di transizione per i settori più vulnerabili, come l’auto e l’agricoltura, che continueranno a godere per alcuni anni di finanziamenti statali e tariffe alte.

Ma per il resto sembrano aprirsi grandi opportunità, per la Russia ma anche per gli altri partner, come ha sottolineato oggi il presidente Dmitri Medvedev e come ha spiegato nei giorni scorsi Pascal Lamy, direttore generale del Wto. Innanzitutto per i consumatori russi, che potranno avere una più grande varietà di merci e servizi di qualità a prezzo più basso. E poi per gli imprenditori, che potranno contare su un clima commerciale più trasparente e prevedibile, con un riconosciuto processo arbitrale interno al Wto, anche per la tutela della proprietà intellettuale.

La Russia diventerà più attraente per gli investitori stranieri, che di solito tendono ad aumentare dopo l’ingresso di un Paese nell’organizzazione: la Cina ha visto lievitare gli investimenti esteri da 40 mld di dlr nel 2000, anno che precede il suo ingresso nel Wto dopo 14 anni di trattative, ai 185 del 2010. Ma anche un Paese come il Vietnam ha registrato lo stesso fenomeno: dai 2,4 mld di dlr del 2006, pre-Wto, agli 8 dello scorso anno.

L’economia russa dovrà modernizzarsi, diventando più efficiente e competitiva, senza più affidarsi ai sussidi statali, alle leve doganali o a quelle dei controlli fito-sanitari. Naturalmente l’entrata nel Wto non sarà indolore per tutti: per gli obsoleti impianti sovietici sarà un colpo di grazia. Il processo di selezione favorirà però le imprese più dinamiche, comprese quelle straniere, soprattutto quelle già presenti.

La banca mondiale prevede che il pil russo crescerà del 3,7% nei prossimi anni come risultato dell’entrata nel Wto e fino all’11% nel lungo termine. L’export, invece, dovrebbe raddoppiare in cinque anni.

Il traguardo, infine, spiana la strada ad un futuro accordo con la Ue per una zona di libero scambio.

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