I “Bilaterali III” convincono più a Strasburgo che a Berna
Al Parlamento europeo, il nuovo pacchetto di accordi tra Berna e Bruxelles è visto come un partenariato indispensabile di fronte alle tensioni geopolitiche. Nonostante alcune critiche, le e gli esponenti del Parlamento europeo coinvolti non vedono alternative a questo compromesso.
“Non puniremo la Svizzera se rifiuterà gli accordi negoziati con l’Unione europea (UE), ma si punirà da sé. E se l’Europa dirà di no, si priverà di trattati che avrebbero permesso alla sua economia di crescere”, afferma Christophe Grudler, eurodeputato liberale francese e relatore per le relazioni con la Svizzera.
Residente a Belfort, a un passo dalla Svizzera, Christophe Grudler conosce bene la Confederazione e il suo sistema politico. Un vantaggio, dato che deve preparare il rapporto che sarà sottoposto al Parlamento europeo per approvare le nuove regole che disciplineranno le relazioni tra Berna e Bruxelles. Così come le e i parlamentari svizzeri, anche le eurodeputate e gli eurodeputati si pronunceranno quest’anno sugli accordi conclusi nel 2024 per modernizzare le relazioni tra la Svizzera e l’UE, detti anche “Bilaterali IIICollegamento esterno“.
>> La Svizzera si mostra più prudente nei negoziati con l’UE che con gli Stati Uniti. Cosa ne pensano le eurodeputate e gli eurodeputati?
Quando lo abbiamo incontrato a margine della seduta plenaria del Parlamento europeo lo scorso novembre, Christophe Grudler si apprestava a presiedere la prima riunione dei membri incaricati di esaminare gli accordi. E mostrava il suo ottimismo: “Ci sono alcune critiche, ma una maggioranza di deputate e deputati oggi desidera relazioni buone e durature con la Svizzera”.
Tuttavia, sarà necessario rassicurare su alcuni punti. “Una minoranza di colleghe e colleghi ha l’impressione che stiamo perdendo tempo a negoziare con la Svizzera, dopo l’abbandono dell’accordo quadro nel 2021. Ritengono che ci siano altre priorità”, osserva Grudler.
Menziona un’altra critica: alcuni Stati europei con un PIL basso ritengono che la Svizzera non paghi abbastanza il suo accesso al mercato europeo. La Confederazione si è impegnata a versare un contributo di 130 milioni di franchi all’anno nel settore della coesione fino al 2029, e poi di 350 milioni di franchi per il periodo dal 2030 al 2036.
>> Leggi il nostro articolo per comprendere i dettagli del nuovo pacchetto di accordi tra la Svizzera e l’UE:
Altri sviluppi
Una panoramica sugli accordi bilaterali tra Svizzera e UE
La crisi del multilateralismo spinge al riavvicinamento
Al termine di questa prima disamina degli accordi, incontriamo la deputata croata Željana Zovko, il cui Paese figura tra le economie più piccole dell’UE. La rappresentante democratico-cristiana rilancia anche questa critica: “La Svizzera dovrà dimostrare la sua volontà di contribuire al fondo di coesione dell’UE, poiché beneficerà di una migliore integrazione nel mercato unico”.
Conferma tuttavia che il tono generale delle discussioni al Parlamento europeo è positivo, molto più che in passato. “Con la nuova situazione geopolitica mondiale, tutti capiscono che bisogna avvicinarsi a partner che condividono gli stessi valori e mettere da parte le nostre piccole dispute”.
A suo avviso, il compromesso raggiunto è il migliore per entrambe le parti: “Semplicemente, non ci sono alternative. Le concessioni più grandi sono state fatte per rispondere alle aspettative della Svizzera”.
L’abbandono dell’accordo quadro è stato digerito
La Svizzera sembra aver riguadagnato prestigio nei corridoi delle istituzioni europee, dopo lo shock provocato dall’abbandono dell’accordo quadro da parte del Consiglio federale nel 2021. Christophe Grudler afferma che l’epoca in cui la Confederazione era accusata di “cherry-picking”, ovvero di scegliere dall’UE solo ciò che le faceva comodo, è finita.
Il relatore per le relazioni con la Svizzera assicura che il dossier è ora una priorità, pur riconoscendo che la fiducia ha impiegato tempo per essere ristabilita: “Quando la Svizzera si è ritirata dai negoziati da un giorno all’altro, senza preavviso, siamo rimasti delusi. Abbiamo dovuto mettere una croce su mesi di discussioni. Per un certo periodo, quasi mi ridevano in faccia quando affrontavo l’argomento”.
Il presidente della delegazione europea per le relazioni con la Svizzera, Andreas Schwab, sfuma: “Pensare che l’abbandono dell’accordo quadro fosse noto a tutti i 720 eurodeputati è sbagliato. La maggior parte di loro ignorava persino che ci fosse stato un dibattito su questo tema”.
Secondo l’eurodeputato democratico-cristiano tedesco, l’interesse per le relazioni con la Confederazione rimane limitato. “La maggior parte dei miei colleghi e delle mie colleghe non s’interessa a questo pacchetto di accordi, perché non si sente coinvolta. Sono soprattutto i Paesi vicini alla Svizzera a seguire il dossier”, sottolinea.
“La fiducia reciproca cresce di giorno in giorno”
Le eurodeputate e gli eurodeputati che seguono il dossier osservano che gli sconvolgimenti geopolitici hanno cambiato anche l’atteggiamento della Svizzera nei confronti dell’UE. Željana Zovko, che ha partecipato alla visita di una delegazione della Commissione per gli affari esteri a Berna, ritiene che, per la prima volta, “gli scambi sono stati incoraggianti e l’ottimismo era d’obbligo”.
Ex relatore speciale sulla Svizzera, l’austriaco Lukas Mandl era stato autore di un rapporto che chiedeva più trasparenza e fiducia reciproca, adottato nel 2023 dal Parlamento europeo. Seduto al caffè degli eurodeputati, accanto all’emiciclo, si rallegra di vedere questa fiducia crescere di giorno in giorno. “Penso che le relazioni tra l’UE e la Svizzera siano ora prese più sul serio di prima. La situazione geopolitica ed economica ha fatto capire a entrambe le parti che è meglio avanzare fianco a fianco”, analizza questo membro del Partito popolare austriaco.
Impressioni che contrastano con la mancanza di entusiasmo percepita all’interno del Paese. Certo, solo l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) continua a opporsi fermamente al pacchetto di accordi, che definisce un “trattato di sottomissione”. Gli altri fronti politici sono favorevoli, ma con numerosi distinguo. “È un sì agli accordi, ma tutti li vogliono su misura”, commentava il quotidiano Collegamento esternoLe TempsCollegamento esterno al momento della chiusura della fase di consultazione.
“La Svizzera non scomparirà”
Di fronte alle critiche, gli esponenti del Parlamento europeo incontrati insistono sul rispetto della sovranità elvetica. “La diversità di opinioni testimonia un rigoroso processo democratico. L’UE non deve in alcun caso dare lezioni agli svizzeri e alle svizzere, che prenderanno una decisione sovrana”, sottolinea David McAllister, presidente della Commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo.
L’eurodeputato democratico-cristiano tedesco, che ha anche la cittadinanza britannica, è ancora segnato dalla Brexit, che definisce “un errore storico”Collegamento esterno, e vuole evitare gli errori commessi all’epoca. A suo avviso, Berna e Bruxelles hanno trovato “un buon compromesso, al termine di negoziati lunghi e difficili”. “Entrambe le parti si sono spinte fino ai limiti di ciò che è accettabile”.
Andreas Schwab, da parte sua, relativizza l’opposizione dell’UDC e la prudenza degli altri partiti: “Non chiediamo che la popolazione svizzera sia entusiasta o pessimista, ma che faccia una valutazione seria”. Per lui, il dibattito si concentra troppo su questioni identitarie, piuttosto che sul contenuto degli accordi. “A volte si ha l’impressione che con questi accordi la Svizzera scomparirà, ma la Svizzera resterà la Svizzera, la sua sovranità e le sue montagne non spariranno, la neve tornerà. Dobbiamo semplicemente lavorare di più insieme in alcuni settori”.
Nessuna alternativa
Le eurodeputate e gli eurodeputati coinvolti nelle relazioni con la Svizzera non prendono in considerazione un fallimento del pacchetto di accordi negoziati con Berna. Ma avvertono: in caso di rifiuto, le conseguenze potrebbero essere pesanti, soprattutto per la Svizzera. “Un certo numero di accordi esistenti potrebbe essere messo in discussione, a cominciare da quello sulla libera circolazione delle persone”, stima Andreas Schwab.
In questo caso, gli svizzeri e le svizzere all’estero potrebbero essere particolarmente colpiti. Lukas Mandl ricorda le numerose sfide incontrate da cittadine e cittadini britannici stabilitisi nell’UE dopo la Brexit. “Il loro status di residenti ha dovuto essere ridefinito, anche per persone che vivevano lì da decenni”, ricorda.
Al di là degli aspetti amministrativi, un fallimento peserebbe molto sulle relazioni di vicinato, secondo l’austriaco. “Sarebbe il punto zero delle relazioni tra Berna e Bruxelles, il punto di congelamento: una non-relazione che andrebbe completamente ridefinita”, avverte.
David McAllister aggiunge: “Senza gli aggiornamenti previsti, gli accordi esistenti tra la Svizzera e l’Unione europea perderebbero la loro efficacia nel tempo”. Precisa che ciò non riguarderebbe solo gli scambi economici, ma anche ambiti come la mobilità internazionale o la ricerca.
L’ultima parola spetterà al popolo svizzero, probabilmente nel 2027, se i Parlamenti svizzero ed europeo approveranno gli accordi. “Una cosa è chiara: un rifiuto sarebbe una decisione democratica che molti rimpiangerebbero, ma che andrebbe rispettata. Per ballare il tango bisogna essere in due”, sottolinea infine David McAllister.
>> Il vostro parere ci interessa. Partecipate al nostro dibattito sull’argomento:
Altri sviluppi
Testo riletto e verificato da Samuel Jaberg
Traduzione di Marija Milanovic
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.